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REINHOLD MESSNER

 Reinhold Messner, alpinista e scrittore nato il 17 settembre 1944 a Bressanone, è il secondogenito di nove fratelli. Dopo gli studi di geometra e la frequentazione dell'Università a Padova, ha iniziato giovanissimo la sua attività di scalatore, divenendo noto negli anni Sessanta per una serie di rischiose ascensioni solitarie. Da almeno trent'anni è uno dei grandi protagonisti dell'alpinismo mondiale: tra le 3500 scalate da lui effettuate, circa 100 sono prime assolute, aprendo itinerari nuovi, d'inverno e in solitaria (alcuni non ancora ripetuti) e limitando al minimo indispensabile l'uso di mezzi artificiali.

La sua infanzia è segnata dalle prime scalate effettuate a soli cinque anni insieme al padre sulle "Odle", un gruppo montuoso nei pressi del suo logo di nascita, Bressanone. In seguito, intraprende una serie di ascensioni sulle Dolomiti insieme al fratello Guenther. Da tutto questo prende il via la sua grande passione per la montagna, che lo ha porta in seguito a "scoprire" il ghiaccio con le prime ascensioni sul monte Bianco, ad effettuare uscite in altri continenti, oltre che a sperimentare ascese di 6.000 metri di altitudine sulle cime delle Ande. Quando il suo nome comincia ormai a circolare fra gli addetti ai lavori, ecco che riceve, assieme al fratello Guenther, la sua prima chiamata per aggregarsi ad una spedizione, quella del Nanga Parbat, un massiccio montuoso che farebbe tremare le vene a chiunque. E' per Messner la prima grande avventura alla scoperta degli 8.000 metri, la quota che lo renderà famoso negli annali dell'alpinismo. Messner, infatti, ha scalato alcune fra le pareti più lunghe del mondo, nonché tutte le quattordici cime sopra gli 8000 metri presenti sul globo terracqueo. 

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Le fredde raffiche dell'ascesi

 Lungo la strada, alle 6 del mattino, ci sono gli ultimi “leoni” della notte che tornano ancora rincoglioniti dalle discoteche o da una notte allo sbando.

C’è chi, invece, si è appena svegliato ed è pronto a una nuova domenica in salita: si va sugli Appenini, a scoprire una nuova vetta. Ci si scalda in questa fredda mattina d’ottobre lungo la strada, parlando e conoscendo meglio chi ti sta accanto. Non vedendo l’ora di pestare con gli scarponi le prime foglie secche di questo inzio d’autunno.

Arrivi sul posto, tempo di metterti la giacca più pesante, acclimatarti e preparare le ultime cose, e si parte.

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L'eroe inconsapevole


Come si fanno a raccogliere le fila di una vita? Come si riescono a trasmettere i pensieri per un uomo buono che non abbiamo conosciuto personalmente? Bastano le nostre sensazioni o le nostre intuizioni? Raccogliere quello che un uomo giusto ha seminato nella vita, crediamo sia un gesto di riconoscenza e gratitudine nei suoi confronti. Addentrandoci nel vasto mondo dell’alpinismo, tra i numerosissimi “pionieri delle vette”, ci siamo inizialmente affascinati dei personaggi storici più famosi, come Malory, Sir Hilary, Harrer, Bonatti, Messner, Kammerlander, ma nonostante le grandi e valorose esperienze di costoro, uno su tutti ci ha fatto sentire più vicini alla montagna: Anatolij Bukreew. Da subito ci ha colpito, quel suo “stile alpino” costruito esclusivamente su una preparazione fisica ed interiore, quella semplicità d’animo, quella sensibilità e quella predisposizione all’impegno per una passione che, nel caso di un alpinista, si chiama montagna.

Nato il 16 gennaio 1958 nella Russia Sovietica da una famiglia che riesce a vivere a stento, “Buka” (in russo “taciturno”) come verrà soprannominato in seguito, cresce nel piccolo paese degli Urali, Korkino famoso per le numerose cave di carbone sfruttate da Stalin e dalla sua dittatura. Come per tutti i russi di quel periodo vivere non è facile e anche Anatolij nasce e cresce in una famiglia dove il solo riuscire a mangiare si rivela difficile. Durante l'infanzia soffre di due malattie comuni tra i bambini della zona e fino all'età di ventun’anni di una forma di ipertensione dovuta a nefrite che gli causa forme allergiche che si tramutarono in asma. Proprio quest'ultima malattia lo metterà a dura prova nelle sue esperienze future, tanto che prima di ogni spedizione adotterà l'abitudine di essere sottoposto a visite costanti. All'età di dodici anni, per Bukreew ha inizio la svolta che gli cambierà la vita. Frequentando le scuole conosce Tatjana Retunskaja, docente ed amica, la quale lo incoraggia allo sci alpinismo, uno sport per il quale il suo fisico è perfettamente adatto e nel quale ottiene immediatamente successi. Tuttavia, sin da piccolo Anatolij è un tipo silenzioso e taciturno, disponibile specialmente con le persone gentili e semplici. Così la sorella Irina descrive suo fratello: “Quel bambino, da adulto si accontentava per l'occasione di due camicie, che lavava a mano di volta in volta; restituiva puntualmente il denaro avuto in prestito e dopo una sfibrante giornata in montagna ti offriva la porzione più grande del pasto che aveva cucinato”. Essendo l'alpinismo uno degli sport nazionali, Anatolij riesce con facilità a praticare l'attività alpinistica. “L'alpinismo sovietico vantava cinquant'anni di storia di tutto rispetto. Negli anni '50 gli ottomila metri del mondo erano inaccessibili quanto lo spazio interstellare e l'Everest, come altre grandi vette, sfidava l'immaginazione degli alpinisti di ogni nazione. Era anche difficile praticare l'alpinismo di alta quota: gli americani, gli europei e gli inglesi dovevano compiere lunghi viaggi per trovare una montagna che superasse i cinquemila metri. I sovietici invece erano geograficamente avvantaggiati: segregate dietro la cortina di ferro, tra le infinite catene del Pamir e del Tian Shan, sorgevano numerose vette di oltre seimila metri e cinque giganti che superavano i settemila”. Bukreew non fuma e beve pochissimo, si allena quotidianamente e cerca di migliorare la sua forma fisica e spirituale costantemente. Entrato nella scuola militare sportiva di Alma-Ata l'allenamento che deve sopportare è durissimo, in alcuni casi addirittura brutale. Il test peggiore, ad esempio, è una corsa a passo di jogging in una camera di compressione, la cui atmosfera viene progressivamente modificata per simulare la condizione degli 8500 metri.

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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4