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Le luci dell'Etna

 

Racconto dell’ascesa estiva al vulcano più alto d’Europa

Quest’anno in Sicilia ci accoglie una natura più rigogliosa e meno arida del solito, in un periodo, quello di inizio agosto, in cui il caldo può essere veramente opprimente. Per fortuna le piogge invernali e primaverili hanno fatto il loro dovere: non avvertiamo quella “sensazione desertica” che spesso ci ha accompagnato nelle nostre sortite in Trinacria.

Come ogni anno siamo ospiti per qualche giorno di una splendida tenuta agricola, alle pendici del più grande vulcano d’Europa, sua maestà l’Etna, spettacolare, imponente, imprevedibile come sempre. Siamo in tanti, provenienti da diverse parti d’Italia, per ritrovarci tra amici e condividere giornate insieme a contatto con la natura, senza filtri e senza maschere, senza le ingombranti ingerenze del mondo moderno, senza ritmi e condizioni di vita pazzesche e subumane; quando siamo qui, regoliamo la nostra giornata col sole, utilizziamo l’acqua quanto basta, impariamo ad osservare il cielo, lavoriamo sodo, utilizziamo il sacco a pelo, apprezziamo il vino schietto e sincero, esaltiamo il cibo che ci siamo cucinati, consociamo il silenzio, ci rallegriamo per una chiacchiera in compagnia. In sostanza, conduciamo una vita normale.

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Etna, montagna amata
 
 Maestosa montagna che nascondi
in mezzo al fumo l'innevata cima,
che fosti fuoco ed or verdi pinete
crescono dove lava c'era prima.

Sulle pendici dolci fino al mare,
con vigne ed aranceti rigogliosi
punteggiati di giallo di ginestra,
svettano i campanili maestosi

di cento chiese dedicate ai santi,
quasi presidio contro il tuo furore,
quando da cento bocche svuoti il ventre,
seminando il disastro ed il terrore.

Eppur di buon gigante tieni fama,
perchè, coi tuoi boati e qualche scossa,
segno tu dài del peggio da venire,
così che la tua gente correr possa.

Ma questa forza tua senza rivali
e l'onda distruttiva del tuo fuoco
restano grave monito agli umani
che con Natura ci si scherza poco.

di Ignazio Amico
 
  
 
Lasciatemi dove la montagna mi ha chiamato a sé
 VICENZA - Aveva un sogno, e non lo teneva nel cassetto: voleva salire sulle montagne che superano gli 8mila metri. Ne aveva già scalate quattro. Ma quel sogno è finito sul Broad Peak: lì è morta l'alpinista italiana Cristina Castagna, 31 anni, che è precipitata per decine di metri ed è finita in un crepaccio. La notizia della tragedia sulla montagna di oltre 8.000 metri nella catena del Karakorum in Pakistan, è stata diffusa dal Giornale di Vicenza, la città dalla quale la Castagna lavorava come infermiera al pronto soccorso dell'ospedale San Bortolo. La giovane, soprannominata "el grio", il grillo, aveva appena conquistato la vetta e stava scendendo dal Broad Peak (8.047 metri), conosciuto come "K3" e la dodicesima montagna più alta del pianeta.
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"Chi sale sugli alti monti, ride sopra tutte le tragedie e tutte le tristezze seriose."

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