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La montagna maestra
Recensione all'escursione sul Corno Grande, Gran Sasso - 9 Novembre 2008

Anche nel mese odierno il nobile tentativo di elevarsi dal caos della metropoli cittadina che ci tiene incatenati alle piccolezze e ai problemi edonistici, è stato esaudito.
Partendo da Campo Imperatore come tante volte in passato, abbiamo scelto la via Normale che porta al Corno Grande; proprio la vetta che domina il Gran Sasso deve rappresentare idealmente la nostra meta giornaliera. Siamo un gruppo numeroso, esperti e meno esperti, giovani e meno giovani, tutti con la voglia di superarsi, tutti con un proprio modo di andare, nè veloce e nè lento, ma semplicemente rapportato alla specifica natura che ognuno di noi ha. Forse è proprio per questo che la passeggiata tra quelle nevi e quei ghiacci, è resa unica.

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Senti l’adrenalina, hai anche un po’ timore e l’emozione è forte…si mischia alla curiosità, alla voglia di avventura che c’è all’inizio, quando sei pronto per partire. Ti imbraghi, prepari il materiale, controlli che tutto sia a posto: friends, rinvii, fettucce, moschettoni, le scarpette pulite e pensi… adesso mi tocca! E’ il mio momento, devo concentrarmi perché la salita ha inizio. Dov’è il primo punto dove poter assicurare? Lo vedi e pensi, intanto arrivo lì, così almeno dopo i primi passi, buoni per “rompere il ghiaccio”, vedo come mi sento ed allento la tensione, quella tensione che c’è sempre e che quando arrampichi è la tua compagna immancabile: se la controlli aiuta a tenere alta la concentrazione e ad aumentare, come una scarica energetica, la tua forza nella progressione. Ma se non la gestisci, sono guai, ti annebbia il cervello e ti blocca il movimento. E’ un confine sottile quello che passa e il bello dell’arrampicare è soprattutto questo, trovare quell’equilibrio psichico che in nessun’altra come in questa disciplina è fondamentale. Perché qui combatti col vuoto, con quella forza gravitazionale che ti spinge verso il basso, con quell’innaturale situazione che vede un uomo appeso verticalmente ad una parete: ed allora pensi, ironicamente, ma l’uomo non è fatto per correre o camminare sul piano? Ma sai bene che è questo che ti attira, che paradossalmente ti spaventa quando sei sotto la parete ma quando ci sei dentro e stai salendo ti infonde una forza strana, in cui il controllo del corpo e della mente ti fanno sentire libero, solo, lontano dal mondo moderno che ogni giorno ti vampirizza la vita, da quel mondo che sta’ lì, 3.000 metri sotto di te e che disprezzi perché non ti appartiene ma che non rifuggi perché sai bene che devi saperci vivere e saperlo affrontare. Sali, guardi prima dove mettere i piedi e poi pensi alle mani, conosci la tecnica ma sai che quando arrampichi in montagna non devi cadere, altrimenti sono dolori: ed allora non fai il perfezionista e se i movimenti alle volte sono meno fluidi e più impacciati, vai avanti, senza pensarci troppo. E’ bella la montagna, è bello arrampicare, è bello mettersi in gioco in un’esperienza dove la presenza a se stessi è il grimaldello che risolve i problemi.


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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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