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La “due giorni” sulle Dolomiti del Brenta

 La Cima XII Apostoli e la sua doppia ascesa

Senti l’adrenalina, hai anche un po’ timore e l’emozione è forte…si mischia alla curiosità, alla voglia di avventura che c’è all’inizio, quando sei pronto per partire. Ti imbraghi, prepari il materiale, controlli che tutto sia a posto: friends, rinvii, fettucce, moschettoni, le scarpette pulite e pensi… adesso mi tocca! E’ il mio momento, devo concentrarmi perché la salita ha inizio. Dov’è il primo punto dove poter assicurare? Lo vedi e pensi, intanto arrivo lì, così almeno dopo i primi passi, buoni per “rompere il ghiaccio”, vedo come mi sento ed allento la tensione, quella tensione che c’è sempre e che quando arrampichi è la tua compagna immancabile: se la controlli aiuta a tenere alta la concentrazione e ad aumentare, come una scarica energetica, la tua forza nella progressione. Ma se non la gestisci, sono guai, ti annebbia il cervello e ti blocca il movimento. E’ un confine sottile quello che passa e il bello dell’arrampicare è soprattutto questo, trovare quell’equilibrio psichico che in nessun’altra come in questa disciplina è fondamentale. Perché qui combatti col vuoto, con quella forza gravitazionale che ti spinge verso il basso, con quell’innaturale situazione che vede un uomo appeso verticalmente ad una parete: ed allora pensi, ironicamente, ma l’uomo non è fatto per correre o camminare sul piano? Ma sai bene che è questo che ti attira, che paradossalmente ti spaventa quando sei sotto la parete ma quando ci sei dentro e stai salendo ti infonde una forza strana, in cui il controllo del corpo e della mente ti fanno sentire libero, solo, lontano dal mondo moderno che ogni giorno ti vampirizza la vita, da quel mondo che sta’ lì, 3.000 metri sotto di te e che disprezzi perché non ti appartiene ma che non rifuggi perché sai bene che devi saperci vivere e saperlo affrontare. Sali, guardi prima dove mettere i piedi e poi pensi alle mani, conosci la tecnica ma sai che quando arrampichi in montagna non devi cadere, altrimenti sono dolori: ed allora non fai il perfezionista e se i movimenti alle volte sono meno fluidi e più impacciati, vai avanti, senza pensarci troppo. E’ bella la montagna, è bello arrampicare, è bello mettersi in gioco in un’esperienza dove la presenza a se stessi è il grimaldello che risolve i problemi.


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TRENTO FESTIVAL 2008 - Intervista a Simone Moro (parte 1)
 
Muro Lungo - escursione
 Recensione dell'escursione di Domenica 12 Ottobre.

Nel momento in cui ci accingiamo a salire non è molto presto per chi è abituato ad andare in montagna. L’aria è fresca, non c’è nessuno, c’è un silenzio a noi prezioso e qualche mucca sparsa e libera su di un prato; leggiamo qualcosa e ci prepariamo mentalmente alla salita. Così partendo da Cartore e dalle sue poche case sullo spiazzale, ieri con Geo abbiamo stampato nella nostra mente un’altra bella pagina di un certo modo di andare in montagna. Nonostante le prime difficoltà per un discreto dislivello, arriviamo in poco tempo in uno verde prato a due passi dal lago della Duchessa, ormai completamente ritiratosi in se stesso. Siamo pronti per addentrarci nel Muro Lungo una splendida parete bianca che ci ricorda ancora quanto siamo infinitesimali al cospetto della grandiosità della Natura. 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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pp. 22, € 4