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Monte di Mezzo
Monte di Mezzo [2155 m s.l.m.] - Recensione
 
 
Ultima domenica di Marzo, meteo previsto strepitoso.
Un po’ più assonnati del solito, per l’entrata in vigore dell’ora legale, ci vediamo nei pressi del raccordo anulare della capitale destinazione casello L’Aquila Ovest. Pardon, destinazione Monte di Mezzo partendo dal lago di Campotosto.
Sappiamo che molto probabilmente sarà l’ultima volta quest’anno che indosseremo ciaspole e, per quelli che li usano, sci da escursione.
Le conversazioni durante l’avvicinamento in auto non sono degne di particolari note tranne per la generale curiosità che ha destato il primo contatto con una lupa addomesticata che accompagna un partecipante all’escursione.
Lupa nata da una selezione dove l’addomesticamento è possibile ed ottenuto grazie all’incrocio del lupo dei Carpazi con il pastore tedesco. Dall’aspetto ed ancor più dalle movenze sembra proprio un lupo, mentre il carattere rimanda all’amico dell’uomo per antonomasia.
Iniziamo la salita con un bel sole e senza vento, quindi in breve il vestiario si alleggerisce. Il ritmo è dettato da chi avanti va con gli sci e pelli di foca. La consistenza delle neve è buona, nel pomeriggio il caldo la renderà più farinosa o come alcuni dicono “una pappetta”.
La prima parte del sentiero si snoda attraversando un bosco intermezzato da radure. In quota si sale su pendii sgombri che faranno la felicità degli sciatori in discesa.
E’ un’escursione per tutti, non difficile ne particolarmente faticosa, quindi il divertimento è assicurato anche per i meno allenati.
Sia gli scorci che gli ampi panorami vengono immortalati dai vari telefonini. Alcuni scatti saranno pubblicati insieme a queste righe od ancor prima condivisi con i propri cari. Ma come tutti sanno la bellezza dei luoghi ammirati viene esaltata dal momento, dall’essere fisicamente lì presente e quindi dalla sensazione di aver fatto proprio bene a venire.
Alcune pause permettono al gruppo di ricompattarsi. Clima allegro e spensierato. Anche chi ha qualche preoccupazione personale o lavorativa durante questa giornata vivrà una pausa benefica e ritornerà alle proprie occupazioni e preoccupazioni positivamente ritemprato. Eh si la montagna è anche terapeutica, non bisogna essere esperti per accorgersene.
Sulla cresta prima della cima un’ultima pausa.
In cima arrivano tutti uno dopo l’altro tranne l’estensore di queste righe che si ferma, un pò per pigrizia un pò per stare solo ed in silenzio, su una comoda roccia luogo dell’ultima pausa del gruppo. Non siamo lontani, li vedo i miei amici in gruppo sulla cima che si intrattengono felicemente. Anche questo è un bel momento come quando in salita si guarda chi è con te faticare insieme a te lungo la stessa strada. Se in cima ci sono i tuoi amici sei felice anche se ti sei fermato prima.
Il panorama offerto dalla cresta e dalla cima di Monte di Mezzo è bellissimo a 360 gradi. Come spesso accade i più esperti indicano agli altri i nomi delle varie montagne che si ammirano intorno.
Inizia la discesa, più veloce per gli sciatori, che comunque a tratti si fermano per aspettare gli altri.
Alle auto si torna insieme tra commenti di reciproca soddisfazione per la bellezza dell’itinerario scelto e con propositi e proposte per le prossime escursioni.
Arrivederci monti belli dei nostri Appennini.
 
Prossime escursioni GEO
 
Monte Nuria

Monte Nuria [1888 m s.l.m.] - Recensione

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L'otto Dicembre si celebra l'Immacolata Concezione, e questo ha dato modo alle truppe di Geo di fare un'escursione eccezionalmente di Lunedì, nonché di partire già da una buona quota pernottando dal giorno prima.
Infatti, la salita sul monte Nuria comincia da domenica 7, quando senza troppa fretta il gruppo ha raggiunto in automobile il rifugio ai piedi del Nuria per sistemarsi e pranzare, nonché passare un pomeriggio insieme immersi nel silenzio del paesaggio autunnale che i monti del Cicolano sanno regalare così bene.
Il camino acceso attenua il freddo pungente della notte fino al risveglio ed alla frugale colazione prima della partenza. La notizia che in quota ha nevicato rende tutti più felici, solleticando quel fanciullo interiore che chi va in montagna spesso conserva sveglio.
Il sentiero è ben tracciato e presto diventa ripido. Poco dopo la partenza il gruppo si è già allineato in un raccolto silenzio, anche per l'attenzione sui passi dovuta ad un terreno leggermente fangoso e ricoperto di foglie bagnate, abbastanza scivoloso da doversi di tanto in tanto aiutare con i tronchi dei giovani faggi spogli che “osservano” pazienti. In una brevissima pausa ci si rende conto della già discreta altitudine quando, tra gli alberi, si scorge un mare di nuvole che avvolge le valli molti metri sotto di noi. La mente corre subito al viandante di Friedrich, mentre altri parlano di "paesaggi wagneriani"...
Il freddo già non si sente più per il movimento, la salita procede veloce ed in circa un'ora viene raggiunto il bel rifugio De Angelis, molto accogliente e ben tenuto, a quota 1500 metri, dove in molti ne approfittano per sgranocchiare del cioccolato ed adeguare il vestiario.
Si riparte dopo pochi minuti, ben presto il sentiero diventa bianco e sui rami appaiono gemme di ghiaccio e cumuletti di neve. Il bosco con calma lascia il posto ad un paesaggio invernale, brullo ed innevato che affatica un po' l'ascesa, dato che la neve di questa notte è ancora farinosa e sui sassi risulta scivolosa. Ma la vetta è vicina.
Passata un'altra ora di cammino il gruppo si ricompatta in una zona pianeggiante dalla quale si gode una vista mozzafiato: monte Giano ammicca da vicino, mentre poco più lontano il Terminillo si fa ammirare maestoso, in lontananza le altre catene dell’Appennino, che alcuni riconoscono e descrivono ai meno esperti. Dato che a questa quota alcune nuvole non permettono di godere appieno del panorama, qualcuno promette che in vetta saremo ripagati…. ma, come si sa, la montagna spesso si prende gioco di chi è troppo sicuro. Infatti, a pochi metri dalla cima, una spessa coltre avvolge tutti, accompagnata da un venticello gelido.
Raggiunto il punto più alto del Nuria non si vede a 5 metri di distanza ed il clima è per nulla accogliente; dopo una breve sosta e qualche foto comincia subito la discesa sul versante opposto della salita. La via del ritorno è molto più diretta e ripida dell'andata, l'assenza di sentieri la rende altrettanto difficile e non mancano le perdite di equilibrio e le scivolate, soprattutto nel bosco fitto e nell'attraversare i folti cespugli di aghiformi. Perciò non si verifica quel tipico calo di tensione della discesa, fino a quando non si raggiunge, in un paesaggio quasi primaverile, una zona pianeggiante di pascoli e di lì a poco la larga strada sterrata che riporta direttamente al rifugio di partenza.
Insomma una escursione caratterizzata dalla non troppa difficoltà e dal raccoglimento che particolarmente si confà al periodo autunnale, data la scelta di trascorrere insieme due giorni in montagna, ma soprattutto dall'attraversamento ideale di tre stagioni: autunno, inverno e primavera, dovuto alle diverse zone e quote percorse, ma forse anche al clima pazzo che caratterizza questi tempi ultimi.
Un lauto e meritato pasto, e le operazioni di ripartenza coronano e concludono la bella esperienza. L'appuntamento è alla prossima escursione. Avanti GEO!
 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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