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Sabato 17 Ottobre 2009, ore 17.00 L'Associazione Culturale Furor è lieta di invitarvi alla conferenza "L'ESPERIENZA FORMATIVA DELLA MONTAGNA" che si svolgerà presso la sede della Provincia di Catanzaro
Interverrà il Gruppo Escursionistico Orientamenti
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La leggenda del lago di Pilato |
 La leggenda vuole che Pilato, governatore della Palestina, colpevole della crocifissione del Cristo, condannato a morte dall'imperatore Vespasiano, fu posto su un carro trainato da due bufali, e lasciato in balia della sorte. I bufali in una folle corsa da Roma giunsero fino ai Monti Sibillini e si tuffarono nelle acque lago con il corpo di Pilato. Oltre le credenze popolari molte testimonianze scritte hanno nel tempo contribuito a creare l'alone di mistero di cui è pregnato tutt'oggi il Lago di Pilato. La fama del "Lago di Pilato" risale già alla prima metà del '300 grazie a Pierre Bersuire, (Cordella, Lollini 1988) che scrive di un alto prelato che gli racconta come tra i monti di Norcia vi sia un luogo incantato, il Lago di Pilato, popolato da demoni, e dove il Comune di Norcia fece costruire dei muri sorvegliati da custodi per impedire ai negromanti di andare a consacrare i loro libri, anche Benvenuto Cellini racconta di essere stato avvicinato da un negromante per consacrare un libro in terra di Norcia con l'aiuto dei villani norcini. "Norcini esperti di magia" era una convinzione molto diffusa, il Vocabolario della Crusca indicava norcino come sinonimo di negromante, Goethe nel Faust cita "il negromante di Norcia, il Sabino", sicuramente rifacendosi al Cellini: "Grandi sono le forze della Montagna, là la natura libera agisce con strapotenza; la stupidità dei preti condanna ciò come una stregoneria".
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Malato di montagna di Hans Kammerlander |
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Chi è quest’uomo che non teme alcun rischio e che in montagna ha prestazioni quasi disumane? È lui stesso a parlarci di sé, a raccontarci la sua storia e il perché l’avventura estrema sia diventata per lui uno stile di vita.
Hans Kammerlander ha cominciato a scrivere questo libro al campo base del Kanchenjunga, il primo dei tre ottomila che voleva scalare nella primavera del 1998, e lo ha continuato in ospedale dopo aver dovuto interrompere la sua “Trilogia” himalayana dal momento che, durante la sua discesa dalla montagna, gli si erano congelate le dita dei piedi. Ci racconta in modo coinvolgente la sua vita tra roccia e ghiacci, le sue avventure nella zona della morte, e della sua passione per la montagna che lo ha condotto, fin da giovanissimo, sulle più impervie pareti e sulle cime più alte del mondo. |
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