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Monte Guadagnolo

Monte Guadagnolo [1218 m s.l.m.] - Recensione

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Inizi di ottobre nella provincia romana. Bel tempo e temperatura mite, molto mite.
Siamo diretti a San Gregorio da Sassola. Da lì inizieremo un’escursione sui monti Prenestini sicuramente non impegnativa, anche se comunque cammineremo per parecchie ore percorrendo un anello con un dislivello di 800 m.
San Gregorio è una sorpresa. Dei numerosi presenti solo uno vi era già stato. Ci arriviamo attraversando una parte di campagna romana dove un tempo passavano numerosi acquedotti romani. In questa zona sono stati dipinti parecchi di quei quadri dell’ottocento che illustravano l’atmosfera bucolica laziale. Quindi l’avvicinamento in auto è già di per sé piacevole.
A San Gregorio è il castello Brancaccio a sorprenderci. E’ imponente, ben conservato e dà una forte suggestione a tutto l’abitato.
Ci avviamo a piedi. Attraversando tratti di bosco dove i colori iniziano ad assumere le tonalità autunnali (anche se il meglio i boschi lo daranno tra qualche settimana), ci rallegriamo della compagnia. L’assenza di fatica vera facilita la conversazione.
Le radure a pascolo abbondano di rovi carichi di more. Ce ne sono tante e sono squisite. L’abbondanza di more in questo periodo testimonia di una scarsissima affluenza su questo percorso.
Mucche e cavalli bradi a pascolo libero sono sempre un bello spettacolo, specialmente i cavalli, che quando nitriscono e si allontanano al galoppo emozionano sempre. Dal vivo è certo meglio che al cinema.
Dopo tre orette, uscendo da una curva del sentiero boscoso, scorgiamo il Santuario della Mentorella. Il bosco copre la strada e il parcheggio, vediamo solo l’antico Santuario arroccato sulla rupe. La visione ci fa sentire un po’ come viandanti nel Medioevo. Una breve visita incrociando pellegrini e scalatori che arrampicano sulle pareti della rupe e si prosegue verso Monte Guadagnolo.
È nei giardini in cui sorge il monumento ai Caduti che ci fermiamo per mangiare. Siamo accanto alle falesie di Monte Guadagnolo e qualcuno dei presenti torna indietro con la memoria a quando praticò quelle vie.
Sulla via del ritorno assaporiamo le atmosfere che le medie altezze delle catene preappenniniche offrono. Anfratti boscosi, radure e passaggi in crinale che, più dello slancio tipico delle grandi altezze, suggeriscono il raccoglimento interiore.
Una buona domenica è passata. Ci siamo divertiti ed abbiamo respirato storia e natura della nostra terra.

 
Escursione GEO - Domenica 5 ottobre
 
Cima Giovanni Paolo II
Cima Giovanni Paolo II (o Vetta Gendarme delle Malecoste) [2425 m s.l.m.] - Recensione

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Saper far fronte all'imprevisto, mantenersi lucidi e superare le difficoltà: ecco l'insegnamento che ci consegna l'escursione di GEO, sul complesso del Gran Sasso, della scorsa domenica 27 luglio 2014.

In preparazione per l'escursione dell'Etna, in calendario per i primi giorni di agosto, GEO opta per una montagna impegnativa (per “escursionisti incalliti” dice la guida): nei giorni precedenti l'escursione, puntiamo il Monte Prena, sul versante teramano orientale, ma le condizioni meteo
consultate il sabato sera lo sconsigliano, data la presenza costante di temporali.

Perciò, la scelta della meta ricade su una vetta altrettanto nobile, il Pizzo Cefalone (2.533 mt), che si affaccia sul versante occidentale e fa capolino mentre la nostra auto arriva di buon'ora alle sue pendici: siamo partiti alle 6 da Roma e quando arrivano le 8 il nostro gruppo è già in cammino, con un cielo velato e fitta nebbia sulla cresta che puntiamo, sapendo che ci aspettano un ritmo sostenuto, pendenze notevoli e meteo incerto. La partenza è ai 1.135 mt del km 2.85 della SP del Vasto n. 86, che collega la zona di Assergi al passo delle Capannelle, in prossimità di una sterrata che si stacca sul lato destro per chi viene da Assergi e poco prima del grazioso borghetto di San Pietro allo Jenca.

Il percorso si preannuncia lungo e faticoso, la buona notizia è che l’assenza di sole, su questo versante completamente esposto, potrà alleviare la fatica.... ma non sarà tutto oro quello che luccica!

Dopo un primo tratto di sentiero tracciato, ci accorgiamo che la direzione non è quella prevista: per non perdere quota, dunque, tagliamo trasversalmente verso il sentiero originario, fino a riprenderlo. La traccia non sempre è visibile, l’erba alta non aiuta, ma con un po’ di orientamento e qualche bandierina biancorossa che ogni tanto si intravede, cominciamo a prendere quota rapidamente.

L'aumento del ritmo é notevole: puntiamo la cresta immediatamente mentre il sole si affaccia per sporadici minuti, alternandosi a nuvole cariche e veloci sopra la nostra testa. Ci avviciniamo alla cresta esposta ai forti venti ed intravediamo qualche figura di camoscio e riusciamo ad udire richiami di altri animali, oltre ad un falco che ci saluta dal cielo sempre più carico di pioggia.

Mentre si sale, un po’ per esorcizzare quello che temiamo, si ripensa alle escursioni di fine luglio dello scorso anno nella zona del Brancastello, Prena, Infornace, ovvero la parte orientale della catena del Gran Sasso, dove nonostante i fulmini e la grandine e tanta sana fatica, eravamo tornati a casa stanchi, sporchi ma felici.... Nebbia e sole, ed ogni tanto delle gocce di pioggia, ci accompagnano per i circa 1.100 metri di dislivello che conducono alla sella delle Malecoste (2.229 mt.). L’affaccio verso il Venacquaro e la parte alta della valle del Chiarino, dove pascolano silenziose mandrie di mucche, rimandano a sensazioni di pace e di silenzio... paesaggi selvaggi e lontani da tutto, che stimolano la contemplazione. Ma oggi il tempo purtroppo stringe, dobbiamo essere rapidi viste le condizioni meteo in costante peggioramento.

Come dicevamo poc’anzi, infatti, il cielo coperto è una buona cosa quando il percorso è privo di vegetazione e la presenza del caldo sole estivo accrescerebbe l'impegno della salita. Invece, ci dobbiamo ricredere: raggiunta la cresta e proseguendo in direzione Pizzo Cefalone, la pioggia si intensifica sempre di più, con granelli di grandine ed i primi lampi all'orizzonte. L’umore non cambia, facciamo una prima sosta molto rapida, giusto il tempo di modificare l'abbigliamento e rifocillarsi. Proseguiamo spediti verso la meta, superando, in saliscendi, la Cima delle Malecoste e camminando lungo la cresta, sempre più aerea e spettacolare: nessun passaggio difficile, ma il paesaggio, nei rari momenti di apertura del cielo, è veramente notevole. Il vento aumenta e la pioggia continua incessante, accompagnata da lampi, tuoni e fulmini che continuano ad avvicinarsi.

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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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