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Canale centrale Corno Grande 11/5/2019

Questo Maggio insolitamente “autunnale” ci concede un’altra uscita alpinistica sul Gran Sasso. E, finalmente, dopo averlo corteggiato a lungo, riusciamo a puntare il canale Centrale al Corno Grande che, considerate le temperature e il cielo coperto, speriamo di trovare in buone condizioni, nonostante l'esposizione prevalente a sud-est.

Si vede che ha nevicato tanto e che un po’ ha tenuto; anche nel tratto di avvicinamento fino alla sella di Monte Aquila, lungo il sentiero estivo, troviamo accumuli di neve candida e pulita che si contrappongono a quella vecchia, dal colore e dalla consistenza tipica del fine stagione.

ImageArrivati al solito “Sassone” pieghiamo verso destra per la ferrata che porta al Bivacco Bafile e, rispetto alla volta scorsa in cui ci fermammo per "attaccare" il Moriggia Acitelli, proseguiamo percorrendola tutta. Il cavo d'acciaio e la scaletta sono nuovi e la ferrata risulta essere divertente e discretamente impegnativa, considerati i ramponi che salgono su roccia buona alternata a neve. Alcuni passaggi sono molto suggestivi vista la notevole esposizione sulla sottostante valle dell'Inferno, in un ambiente veramente spettacolare che gradualmente ci conduce nel cuore del Corno Grande. Indubbiamente, fare la ferrata in condizioni pienamente invernali, con la neve che copre tutto il cavo d'acciaio e lungo i traversi esposti (e magari ghiacciati), richiederebbe un altro tipo di attenzione e di assicurazione rispetto alla nostra "rilassata" progressione senza corda e con fettuccia e moschettone...

 

Eccoci quindi alla fine della ferrata, pronti per attraversare velocemente la comba nevosa che ci porta alla base del Centrale, con un occhio verso l'alto e verso le eventuali scariche di sassi. Qui, in effetti, il caldo si fa sentire e la neve cedevole della prima parte del canale ci fa procedere non senza fatica, alternandoci in testa per battere traccia, lungo un pendio immacolato grazie alle recenti nevicate.

Salendo di quota aumenta anche la pendenza (il canale ha una pendenza costante sui 45/50°, con tratti a 55° o poco più) e la neve fortunatamente si fa più dura. Superiamo un passaggio quasi ghiacciato, che ci dà la soddisfazione di una progressione a tratti anche tecnica.

ImageUsciti dal canale su pendio abbastanza ripido, in pochi metri siamo accanto alla croce di vetta avvolti dalle nubi e dal solito, immancabile, inesorabile e fastidioso vento che non consente una lunga sosta. Due parole veloci con alcuni scialpinisti e prendiamo la cresta per imboccare il consueto Bissolati per la discesa, non senza qualche "surreale" situazione che solo in parte ci risparmiamo di raccontare....


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Canale Moriggia Acetelli - 26 Aprile

Sfruttiamo un’insolita giornata feriale per concederci una gita sul Corno Grande.

Considerate le temperature decisamente elevate per il​ periodo, la nostra scelta cade sul “Moriggia Acitelli”, canale con uno sviluppo di circa 300 metri su pendenze costanti (mai oltre i 50/55°), che porta in cima al Corno Grande.

Il Moriggia-Acitelli è più in ombra rispetto alla più facile Direttissima e questo ci fa ben sperare in condizioni di neve migliori per la salita. Il programma iniziale della giornata era il canalone Centrale, ma il tempo dato in peggioramento nel pomeriggio e la totale esposizione del canalone al sole (con il rischio di trovare neve pesante e, soprattutto, di imbattersi in qualche scarica di sassi), ci ha suggerito un cambiamento dell’itinerario.

ImageNonostante l’alzataccia riusciamo a prendere la prima funivia da Fonte Cerreto solamente alle 9:00; il tempo di sistemare il necessario e siamo già in marcia da Campo Imperatore. La prima parte dell’itinerario è sempre la stessa, tagliamo verso la sella di Monte Aquila sul sentiero estivo, alternando tratti scoperti a tratti innevati, e dopo circa un’ora siamo al “Sassone”, punto di riferimento inconfondibile del versante sud del Corno Grande.

Dal Sassone, dopo altri venti metri in salita, pieghiamo verso destra lungo la ferrata che conduce al bivacco Bafile. Il traverso presenta molte più rocce che neve e, pertanto, decidiamo di non mettere ancora i ramponi. Il posto è molto suggestivo, incassato com’è tra le rocce che fiancheggiano lo spigolo sud, sud-est, dove sale l’omonima ed estetica via alpinistica.

Dopo una breve sosta, riparati dal vento che non è eccessivo ma costante, attacchiamo il canale. Procediamo slegati su fondo buono, con una pendenza sui 45°/50° che ci fa guadagnare rapidamente quota. Ci avviciniamo alla strettoia, generalmente ghiacciata, che troviamo con neve sufficientemente dura per accelerare il passo e salire veloci, visto che un qualche pietra comincia a cadere dall’alto. Una di queste, non proprio piccola, deviando la traiettoria al’ultimo rimbalzo, sfiora una delle nostre picozze: brivido, sospiro di sollievo e si riparte.

Sono quasi le 12 quando arriviamo in cima alla vetta più alta dell’Appennino. C’è molto vento e il tempo sta peggiorando rapidamente. Ci concediamo qualche foto e due parole con gli altri alpinisti saliti dalla Direttissima e, insieme, riscendiamo velocemente per il canale Bissolati.

Giunti nuovamente alla sella di Monte Aquila ci leviamo i ramponi e procediamo, non senza qualche difficoltà, su una neve ormai sfatta. Alle nostre spalle non si vede più il Corno Grande, completamente sparito tra le nuvole minacciose. Il paesaggio, anche in queste condizioni, è molto suggestivo ed un caro amico, se fosse con noi, l’avrebbe sicuramente definito dalle “tinte wagneriane”.​

Facciamo in tempo ad evitare la pioggia e, soprattutto, facciamo in tempo a goderci una birra fresca con gli arrosticini caldi. Infine, due coccole al pastore abruzzese di Fonte Cerreto, e la nostra gita è conclusa.

Alla prossima ascesa!
 
Con gli sci sulla Majella per la spettacolare Rava del Ferro

Bella, lunga e di gr­ande soddisfazione. Questa è la Rava del Ferro, una classica gita scialpinistica con la quale siamo saliti fino alla vet­ta del monte Pescofa­lcone, 2.650 metri, nella catena della montagna madre abruzz­ese, la Majella.

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Con l'instacabile cane Lucio, ormai un vete­rano delle cime appe­nniniche, abbiamo at­taccato intorno alle 10 al termine della strada della riserva naturale della Lama Bianca (praticamen­te tutta pulita), pr­ima con gli sci in spalla e poi, dopo ci­rca duecento metri di salita, con le pel­li. La neve inizia sostanzialmente intor­no ai 1.800 metri, ovvero è assente nella prima parte della strettoia ripida (sui 35 gradi) dove, pe­raltro, è presente una piccola valanga da scivolamento. Dopo questo tratto, quin­di, con rapidi zig-z­ag risaliamo tra i magnifici bastioni ro­cciosi della Rava, dove i camosci ci oss­ervano curiosi, lungo una pendenza che rimane abbastanza cos­tante sui 30 gradi. La giornata è calda, a causa del vento di scirocco che, purt­roppo per la discesa, rende la neve già 'papposa'. Verrebbe da dire più estiva che primaverile! Siamo in compagnia di al­tri scialpinisti, al­cuni dei quali prove­nienti dal nord Ital­ia (come ormai frequ­entemente accade) e di buon passo, in ci­rca tre ore, raggiun­giamo la vetta, dopo aver attraversato, in perfetta solitudi­ne, la zona denomina­ta dei 'Tre portoni', affascinante e lun­are. Il vento forte ci consente una pausa solamente tecnica, il tempo di attrezz­arsi per la discesa, ma sufficiente a fa­rci godere il magnif­ico panorama della Majella, col suo affa­ccio verso il mare Adriatico ed il suo fascino di montagna grande, selvaggia, so­litaria, meditativa, perfetta per delle escursioni dalla for­te carica introspett­iva. Scendiamo per i 1.200 metri della Rava, e solo per brevi tratti la sciata si fa fluida e divert­ente, a causa della super-pappa di una neve anche abbondante. Ma non importa, gi­te così belle, nel cuore pulsante ed aut­entico dell'Appennin­o, meritano il (lung­o) viaggio. Ritornati sulla strada, il tempo di recuperare Lucio che insegue van­amente i camosci, ed eccoci soddisfatti alla macchina. Grande giornata, Geo sale!

 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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