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Domenica 28 maggio 2017
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Monte Fammera 1166 m - Monti Aurunci

 23 aprile 2017

I Monti Aurunci sono una catena montuosa scarsamente “gettonata” dagli escursionisti della capitale. Il nostro gruppo escursionistico rientra nella statistica, in effetti solo uno dei ventuno partecipanti all’escursione odierna ne ha già calcato i sentieri e probabilmente solo per il fatto che è nativo di quei luoghi. Ci siamo interrogati, senza trovare una risposta precisa, sul perché in questi anni mai ci sia venuto in mente di andare sugli Aurunci.

ImageIl proverbio cita “meglio tardi che mai” e noi siamo una ennesima conferma della saggezza proverbiale che, a pensarci bene, costituisce una ricchissima tradizione orale di conoscenza, esperienza e sapienza.

Se tutti seguissimo di più i proverbi invece che le stravaganti e spesso perniciose teorie che questi tempi ci dispensano, la società vivrebbe senz’altro un equilibrio più sano e la vita sarebbe certo più serena, più ricca e più allegra.

Dunque tornando ai nostri Monti Aurunci, in una splendida domenica primaverile intendiamo salire Monte Fammera da Selvacava. Si tratta di un dislivello di circa 800 m che inizia al cospetto di una parete rocciosa imponente ed impressionante.

Sui passaggi più addossati alla parete il sentiero fu costruito molto tempo fa con tecniche antiche di lavorazione della pietra. La traccia segue i passaggi degli antichi pastori.

Salendo in quota, il panorama si apre sul versante tirrenico dove la vista, oltrepassando il litorale, raggiunge l’isola di Ischia. Raggiunta la cima troviamo una numerosa ed allegra brigata di paese che è salita dal versante opposto sul pendio meno erto, attraverso dei boschi incantevoli.

ImageA dispetto della quota modesta, la cima offre una vista maestosa sulla Valle del Liri ad est fino agli appennini e sul mare ad Ovest.

In cima ci concediamo una sosta più lunga del solito. Durante e dopo il pranzo c’è chi conversa amabilmente, chi fuma un buon sigaro, chi fa fotografie, chi manda messaggi ai propri cari ……e chi schiaccia un pisolino.

Il tempo passa e noi assaporiamo questi momenti di gioioso star bene con noi stessi e con gli altri.

 

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Su e gił per il Corno Grande in versione invernale

9 aplrile 2017

Dovevamo chiudere la stagione alpinistica sull’Appennino con una classica di lusso. E tutto è andato come nei programmi. Giornata di gran sole in questa domenica di aprile, giornata di gran affollamento sulla prima funivia che sale da Fonte Cerreto verso Campo Imperatore. Come ormai sperimentato anche nell’ultima uscita sul Terminillo, c’è chi sale con gli sci agganciati allo zaino con l’obiettivo, stavolta, di una grande discesa…

ImageSi sale direzione Sassone, tra chi va verso il Monte Aquila, scialpinisti per lo più, chi verso il canale Bissolati, chi verso il canale Moriggia Acitelli e chi, come noi, ha deciso di risalire alla vetta più alta dell’Appennino via Direttissima. Senza corde, ci ramponiamo al Sassone e picche alla mano iniziamo l’ascesa in un ambiente severo e suggestivo. E’ la prima volta che GEO ascende la vetta del Corno Grande in invernale e le aspettative sono ampiamente ripagate. Canale con pendenza costante, sui 40/45°, scalinato, forse anche troppo, dalle precedenti salite, neve che tiene quel tanto che basta ma non ghiacciata. Fa caldo, vista l’esposizione a sud della via, ma tutto sommato è sopportabile. Ogni tanto dall’alto cade qualche grumo di neve ed è un buon modo, per così dire, per tenersi svegli e schivare i piccoli “meteoriti” ghiacciati. Arriviamo alla strettoia, il punto più impegnativo della via: tra due grossi pinnacoli di roccia, una decina di metri sui 50°, spesso ghiacciati perché in ombra. In realtà ghiaccio non ce n’è, la neve è più dura ma, senza la minima difficoltà, usciamo e in meno di dieci minuti siamo in cresta. Ore 11.15 e sulla vetta del Corno Grande, con la croce sommitale quasi del tutto coperta di ghiaccio e neve, ci ritroviamo in completo e prevedibile affollamento: scialpinisti, alpinisti, chi sale dal ghiacciaio del Calderone e chi dagli altri canali, insomma, in molti non si sono fatti sfuggire una giornata così sul Gran Sasso. Come sempre, ma stavolta anche di più, vista la versione alpinistica di questa ascesa sul Corno Grande, l’emozione e la suggestione è tanta.

ImageEcco che le nostre strade si separano e, per certi versi, anche i resoconti: chi scende a piedi opta per il canale Bissolati, chi con gli sci giù per il ghiacciaio del Calderone e poi per il Vallone dei Ginepri fino in val Maone, per risalirla fino alla sella di Monte Aquila. In questo ultimo caso, un giro di gran classe, probabilmente tra le nevi ed i paesaggi più belli dell’Appennino. Valutiamo l’imbocco del ripidissimo Calderone dove un saltino assolutamente non banale fa un po’ penare il già precario equilibrio sugli sci. Tra una derapata e l’altra superiamo i primi venti metri molto ma molto ripidi e, dopo il saluto con gli altri compagni di scalata diretti all’entrata del Bissolati dall’altro lato della montagna, iniziamo la nostra discesa nel più basso ghiacciaio d’Europa, all’interno dello spettacolare anfiteatro del Calderone.

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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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