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Monte Jenca - Recensione

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Appuntamento:  domenica mattina, ore sette. Ci si incontra sulla via Nomentana, poco prima del Grande Raccordo, ormai luogo fisso di ritrovo per organizzarsi con le macchine prima di un escursione. Imbocchiamo l’autostrada alla volta del Monte Jenca: 2208 metri d’altitudine nel cuore del Gran Sasso. Breve tappa all’autogrill per un caffè e per riunirci con il capoescursione di oggi e poi via verso  il passo delle Capannelle, da dove si accede alla vetta attraverso un ascesa di 900 metri di dislivello circa. Siamo in sette e un po’ fuori allenamento, e per alcuni è la prima escursione dopo mesi. L’unico che sembra veramente in perfetta forma è il nostro compagno a quattrozampe, Lucio, entusiasta di poter godere del suo immenso parco giochi montano. 

 Zaini in spalla ci muoviamo per le 9:30 e il primo tratto ci mette subito a dura prova: una mulattiera tanto ripida che ci permette già dopo pochi minuti di coprire cento metri di dislivello. Lentamente però la pendenza si fa più dolce, lasciandoci le forze per guardarci intorno ed ammirare il paesaggio circostante: la mulattiera si inerpica tra boschi e ampie radure, dove la primavera accenna timidamente a manifestarsi , intimorita forse dalla neve che in certi punti ombreggiati ancora è presente. Lucio punta una preda e si fionda nel bosco mentre noi ci riposiamo in una bella e soleggiata radura. Il tempo sembra esserci favorevole, sebbene le nubi e il vento ci ricordano quanto il periodo di maggio possa essere imprevedibile. Superiamo la parte boscosa e continuiamo a salire lungo un pendio lieve, tra pascoli di cavalli selvatici e mucche.  A dividerci dalle due vette in lontananza una enorme radura lussureggiante, come in bilico tra le pianure sottostanti, i centri abitati e i laghi di Campotosto e monte Gorzano. Ci fermiamo al rifugio Panepucci, un vecchio hangar convertito risalente ai tempi in cui  - in Italia -  si progetta una cosa e si lascia a metà. Cominciamo ad essere un po’ preoccupati per Lucio che ancora non si fa vivo; fischiamo per richiamarlo, ma niente. Consci della sua capacità di ritrovarci ogni volta decidiamo di proseguire per ritrovarlo lungo la strada del ritorno.  Raggiungiamo una sella con un panorama mozzafiato: a vista il Corno Grande e il Monte Corvo coperto da nebbie arcigne ci riporta alla mente avventure precedenti  entrate ormai per sempre nei racconti e nelle leggende del nostro gruppo. Dietro di noi, lungo il crinale, un capriolo ci taglia la strada veloce come un fulmine.  Superiamo una sassaia e poi infine, con mezz’ora di anticipo sull’orario suggeritoci dalla guida, raggiungiamo i fatidici 2208mslm.

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Escursione 12 maggio 2013
 
Campo invernale 2013
 Questa volta staremo fuori 2 giorni e dormiremo in tenda. E’ necessario preparare più attrezzatura e più cibo...lo zaino sarà pesante. Ma non è solo questo il pensiero che ci accompagna nei giorni precedenti la partenza di sabato mattina. Ci si mettono anche le eccessive preoccupazioni di premurosi parenti e amici che raccomandano di non fare escursioni in inverno cercando di evitare i rigori del freddo. Timori amplificati dai media che, almeno da alcuni anni, alimentano ansie esagerate e collettivamente assunte senza accorgersene. Certo chi va in montagna deve essere molto attento al meteo e noi lo siamo, e le scelte e gli itinerari ne hanno sempre tenuto debito conto. Sarà così anche stavolta...intanto ci prepariamo scrupolosamente.
Sappiamo che vivremo un fine settimana nella natura senza i confort cui siamo abituati e avremo anche freddo, ciò nonostante è con un certo entusiasmo che prepariamo lo zaino e non sentiamo come nostra la pigrizia borghese di chi giudica stravagante la voglia di campeggiare in quota in Febbraio.

Le previsioni catastrofiche sono decisamente migliorate a ridosso dell’escursione,  ce ne rallegriamo alquanto. Sembra che la terribile perturbazione arriverà soltanto lunedì.
Il viaggio di avvicinamento da Roma verso l’Abruzzo è privo di avvenimenti di rilievo. Mentre le auto guadagnano quota e curva dopo curva le neve a bordo strada aumenta, affiora in alcuni una gioia quasi fanciullesca che si prova spesso andando sui monti e che non passa con gli anni anagrafici.
Il panorama cambia e le macchine, procedendo molto cautamente, raggiungono il luogo da dove partirà l’escursione.

La prima tappa verso il luogo dove metteremo le tende non prevede un grande dislivello. Il gruppo procede spedito nonostante l’affardellamento. Indietro, ma sempre a vista, restano alcuni che seguono la traccia ben segnata.
La zona è poco frequentata, la neve è intonsa salvo, di tanto in tanto, alcune impronte di qualche animale del bosco.

Le tende sono montate su un terrazzamento a circa 1500 m di altitudine in prossimità di alcune abitazioni di pietra chiuse in questa stagione. La cornice è molto suggestiva e la vista stupenda.
Il cielo è sereno, la temperatura scende velocemente.
Raccogliamo legna nel bosco limitrofo e, prima che sia buio, il fuoco è acceso sulla neve.
Intorno al fuoco, in circolo con i propri simili.
Ci raccogliamo per una lettura comunitaria, momento intenso e significativo.
C’è chi contempla alternativamente le fiamme del fuoco ed i primi scintillii in cielo.
Avanzando la notte regalerà un cielo letteralmente splendente di stelle e, quelli che le conoscono, mostreranno agli altri le varie costellazioni.

Viene la cena e poco distante dal fuoco viene allestito un barbecue. In allegria si consuma il pasto che lascia il posto ai canti.
Il freddo è davvero pungente, diversi gradi sotto lo zero, gela l’acqua nelle bottiglie e gela anche il vino. La grappa, grazie all’elevato contenuto alcolico, resiste.

La compagnia si dedica a se stessa, si sente vivo il legame che ci unisce ed ognuno dei presenti è felice di essere presente.

Chi si ritira prima nelle tende, infilandosi nel sacco, sente i canti di coloro che sono ancora intorno al fuoco. E’ difficile rendere la sensazione di compiutezza di un tale momento.

La notte porta un sonno ristoratore per chi è ben attrezzato, tormentato per chi non lo é. Si toccano i -15°C. la condensa ghiaccia sulle pareti interne della tenda.

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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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