Muro Lungo

MURO LUNGO

FOTO

Le facce, al momento della partenza da Roma alle 5,30 del mattino, sono quelle tipiche della levataccia mattutina, di una domenica mattina, quando tutti possono e vogliono dormire più del solito.
C’è chi ancora sta tornando a casa, a quell’ora del mattino da una serata in discoteca e chi invece si è appena svegliato.
Siamo una quindicina di persone, quattro macchine, e in circa un’ora e mezza, direzione Valle del Salto (Abruzzo), dopo una indispensabile sosta-cappuccino, arriviamo al campo base, a circa 1200 mt. slm.
Ci siamo. Zaino in spalla, un cambio veloce, e si comincia la salita: obiettivo Muro Lungo.
Il tempo è buono, qualche nuvola solitaria passeggia in cielo e l’aria è salubre e fresca, si nota subito la differenza con quella cittadina. Il primo tratto di salita, come al solito, è il più impegnativo, perchè si spezza il fiato e i muscoli cominciano ad esser attivati tutto d’un tratto.
Il ritmo è sostenuto, per giungere in vetta il dislivello da affrontare è di circa un chilometro, il che corrisponde a circa 4 ore di cammino. Dopo aver attraversato un fitto bosco, a 1800 metri si capisce il perché del nome dato a questa vetta: ci si trova davanti agli occhi un’immensa muraglia di roccia verticale, alla sommmità della quale si scorge la croce che segna la vetta.
Il migliore percorso per arrivarci è la via da Sud, sicuramente più agevole della Nord in quanto più esposta al Sole e quindi con la neve più morbida.
Passando dalla cresta della parete e con il cielo così limpido, la vista è immensa e le più alte vette dell’Appennino sono tutte ben visibili. Guardando giù si può vedere il piccolo Lago della Duchessa, bello e isolato. Da qui, in una mezz’ora di cammino sulla cresta, il GEO arriva in vetta e pianta la sua bandiera. E pensi. Il cammino in salita ti obbliga a stare in silenzio, a lasciar fuori i problemi quotidiani, a pensare alla vetta, a esser lucido, impegnato e freddo.
Arrivati in vetta non bisogna lasciar spazio all’inorgoglimento, si lascia un attimo al pensiero e ad uno sguardo con gli altri, giusto il tempo per prepararsi alla discesa, resa ostile dalla pioggia.
C’è spazio anche per una sosta pranzo al rifugio, per scambiare due chiacchiere e impressioni sull’escursione stessa.
In serata, arrivati giù, si riparte per Roma. Si sente, come dopo ogni escursione, la stanchezza per aver dormito poco la sera prima e per le 7 ore di cammino, ma come al solito la sensazione per aver raggiunto la vetta, tutti insieme, per aver goduto di un paesaggio e di un’aria inimmaginabili in città, e per il gusto stesso della fatica, di aver fatto qualcosa di impensabile per molti, supera ogni ripensamento che provi ad attraversarci la mente.

 
< Prec.   Pros. >

"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

Detto Sioux

Fascicolo

Fascicolo

Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4