Monte Amaro

La fine e l’inizio……la notturna al Monte Amaro.                                                                                                                                                   

FOTO

17 luglio 2006. Monte Amaro 2793 metri s.l.m. - Majella.
Questa volta l’appuntamento è fissato alle ore 17,00 di sabato….sì perché la partenza è prevista per le 22,30. Ci attende un’escursione notturna.
Arriviamo in perfetto orario a Fonte Romana, vicino Campo di Giove, una località alle pendici della catena della Majella: un pasto veloce, il tempo di cambiarsi ed eccoci pronti per conquistare la vetta più alta, il monte Amaro, 2793 metri s.l.m..
Tra la curiosità e l’emozione per la novità da parte di alcuni e l’esperienza di altri, iniziamo l’ascesa verso la vetta. La temperatura è assolutamente gradevole e, viste quelle durante il giorno di questa estate, l’idea di fare un’escursione notturna è sicuramente appropriata. Il percorso che ci attende è abbastanza lungo, visto che dobbiamo fare quasi 1700 metri di dislivello, ma la notte che abbiamo davanti sarà occasione per riflettere e godersi a pieno un’esperienza sicuramente unica, il giusto preludio di quell’alba sulla vetta che, siamo sicuri, sarà un momento veramente emozionante. Di notte, quando tutto dorme, quando gli alberi, gli animali e anche le pietre riposano tu, che sei sveglio e procedi sul sentiero, devi far attenzione a non svegliarli, a non disturbare il loro riposo. Inoltre si ha una percezione diversa delle cose, tutto sembra più grande, tutto è nascosto, anche i rumori sono diversi. Le parole hanno un peso e una funzione diversa rispetto al giorno: non si disperdono. Il procedere lungo il sentiero che pian piano allontana dal caos e dal rumore della vallata e fa vedere le luci delle città e dei paesi sempre più lontane, fa avvertire dentro se stessi una pace e una serenità che, sappiamo bene, non è facile trovare nella frenetica esistenza di ogni giorno. Ed è proprio di notte che maggiormente si coglie il significato della distanza e del distacco dal “mondo”.
Dopo il lungo percorso nel bosco (un paio d’ore circa), facciamo una rapida pausa per ricompattare il gruppo numeroso e per far rifiatare chi magari un po’ meno allenato, avverte un po’ di stanchezza. Tuttavia siamo tutti consapevoli che ora comincia il bello: oltre a mancare, infatti, circa 1100 metri di dislivello, abbiamo di fronte una “pettata” tra le più note dell’Appennino, 500 metri di ripido e faticoso sentiero. La forza e la sopportazione saranno messe a dura prova, ma  lo facciamo con la felicità di chi sa che in montagna ogni cosa va conquistata con la fatica e il sudore…figuriamoci un’alba solitaria a quasi 2800 metri!!! Le andature sono differenti, ma inesorabili e silenziosi proseguiamo lungo il sentiero, concentrati sui propri passi e sullo sforzo che si va compiendo. La scia di luci delle torce frontali, è emozionante e allo stesso tempo stimolante come se, sentire il passo, il respiro e la fatica dei compagni, spronasse ogni singola persona a procedere. Inoltre infonde un senso di protezione, la luce avanza lungo l’oscurità….
Alla fine della estenuante salita, dopo due ore di marcia, ci troviamo sulla Forchetta della Majella, dalla quale con un breve sentiero si giunge nel Vallone della Femmina Morta, incorniciato dai monti della catena. L’oscurità, spegnendo le frontali, è praticamente totale, la luna è nuova e quindi completamente assente e la temperatura inizia ad essere rigida, visto che è l’una e mezza di notte e siamo a circa 2200 metri di altezza.
Ci fermiamo e ci rifocilliamo su di uno spiazzo a riparo da un leggero venticello che durante il giorno sarà pure gradevole ma a quest’ora non lo è sicuramente. Alcuni schiacciano volentieri un breve pisolino altri dimostrano dalle simpatiche battute come il morale è ancora alto nonostante la fatica inizi a farsi sentire. Dopo circa 20 minuti di pausa si riprende il cammino alla volta della vetta, lungo pendenze più dolci, attraversando pianori vasti e privi di vegetazione, che per quel poco che riusciamo a scorgere, rendono lunare e sicuramente unico il paesaggio… ma per quest’ultimo e soprattutto per le foto avremo la via del ritorno che ci permetterà di godere a pieno di dei famosi altipiani della Majella, la cui vastità infonde un senso di solitudine e di infinito…. Tra avvallamenti, discese, salite, omini di pietra e paletti di legno che indicano la via, passiamo accanto alla grotta Canosa (a 2604 metri di altitudine), forse in passato luogo di meditazione di qualche eremita, che come tanti altri ha scelto la Majella per distaccarsi dal mondo. Sono quasi le cinque e siamo in tempo per l’alba e per salutare l’arrivo del sole. Rapiti dallo spettacolo determinato dal susseguirsi di luci e colori che tinteggiano il cielo, dai monti intorno e dal mare in lontananza, rimaniamo in silenzio fino a che il sole non si mostri in tutta la sua bellezza davanti a noi. Spunta dal mare a scaldare nuovamente il cuore e a infondere quella felicità fatta di fatica, sudore, aiuto reciproco e spirito di fratellanza. E’ la bellezza della semplicità a conquistarci, della serenità che nasce dal vivere una giornata in armonia con la natura e con se stessi. Un tale spettacolo e prodigio allo stesso tempo è un’esperienza che rimarrà per sempre dentro di noi, un dono che non a tutti è dato avere, un dono che deve essere conquistato con l’umiltà di chi si mette in gioco, come nella vita. C’è ovviamente il tempo per i doverosi scatti, un sorso di caffé ed ecco il sole pian piano salire in cielo.
Un po’ affaticati dalla notte trascorsa a camminare, verso le 6.30 ripartiamo alla volta delle macchine e, mentre percorriamo il sentiero fatto all’andata, dinanzi ai nostri occhi osserviamo il paesaggio che solo qualche ora prima avevamo immaginato. La giornata si prospetta calda e certamente la lunga e faticosa salita sarebbe stata molto più dura di giorno….. non invidiamo affatto gli escursionisti che incrociamo lungo il sentiero ghiaioso i quali con passi lenti e un po’ affannati arrancano sul versante della montagna. Abbiamo anche il tempo di incrociare una mandria di mucche al pascolo le quali serene e beate fanno risuonare i campanacci lungo i valloni spogli della Majella con quel suono lento, ciondolante, cadenzato che generalmente fa da colonna sonora alle ascese estive in montagna. Tra una risata e un’osservazione sullo spettacolo che la natura anche oggi ci ha offerto, verso le 11,00 arriviamo alle macchine lasciate la sera prima a Fonte Romana, ripagati nello spirito dalla positiva esperienza.
A commentare la denominazione della vetta conquistata, c’è da osservare che nessun nome può essere così azzeccato come monte Amaro, anche se la dolcezza delle forme arrotondate, tipiche delle anziane montagne appenniniche e la vastità del paesaggio che si estende sotto della vetta, hanno reso cara ed amata questa montagna.
Abbiamo vissuto una bella esperienza in cui i legami si sono ancora più rinsaldati e la personalità rafforzata, in cui oltre alla fatica e al sudore, anche il silenzio e la riflessione hanno avuto il loro spazio poiché, nell’oscurità della notte, si ha il tempo per meditare.
Un’ascesa ricca di meraviglie e sorprese che ha riempito l’attesa per la nascita del sole. Un’escursione ricca per la volontà e la determinazione che ci ha sempre accompagnato dalla fine all’inizio….

 

 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

Detto Sioux

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Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4