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Monte Crepacuore
 Monte Crepacuore
(1987 s.l.m.)                       
 
 
La zona di Zompo lo Schioppo è una bella riserva naturale che va visitata nel periodo di piena delle acque, in primavera, quando le nevi si sciolgono e i salti delle cascate si mostrano in tutto il loro splendore.
L’itinerario da Morino (AQ), paesino delle Valle Roveto, lo abbiamo scelto poiché discretamente lungo (quasi 1400 metri di dislivello) e perché, desiderosi come siamo di scoprire nuove zone e soprattutto itinerari lontani dalla massa, i Monti Ernici a dicembre sono solitari e riflessivi. Insomma gli ingredienti ci sono tutti per una escursione autunnale tra i colori di una natura che gradualmente muore e si prepara al nuovo inverno il quale, finora, non ha ancora dato nessun segnale di avvicinamento (….sappiamo bene poi come è trascorso l’inverno 2006 – 2007, tra i più caldi della storia!!).
Partiamo di buon ora e Morino è avvolta dal bianco di una gelata notturna carica di umidità; tempo di sistemare lo zaino, prendere la picca e i ramponi (…non si sa mai come è in vetta la situazione, visto che dal basso si intravedono tracce di neve) e siamo pronti per una nuova giornata in montagna.
Prendiamo la carrareccia (segnale un po’ confuso C.A.I. n. 5 fino in cresta) che, salendo nel bosco, ci porta verso il costone roccioso delle “Scalelle”, da dove si apre un bel panorama sulla vallata sottostante; proseguiamo circondati da grossi aceri, superando una parete rocciosa friabile di colore rossastro per giungere al “Pertuso”, suggestivo passaggio nella roccia dove la luce filtra creando un’atmosfera fiabesca. Siamo nei pressi della chiesetta della Madonna del Pertuso, meta ogni anno di un pellegrinaggio che parte da Morino e nella zona boschiva del “Cauto”, che in dialetto locale significa proprio “scavato”. Proseguiamo nella faggeta per un tratto che non risulta particolarmente pendente facendo attenzione alla traccia che non è sempre evidente, su un terreno reso morbido dalle foglie secche color rame dell’autunno.
Lasciando un bivio a sinistra per il rifugio della Liscia proseguiamo in direzione dell’Ara di Collelungo, grosso rifugio chiuso dove sostiamo per qualche minuto. Il tempo è buono e l’aria frizzante del mattino si è leggermente scaldata, anche se l’esposizione del sentiero e la presenza del bosco fanno si che questo itinerario difficilmente “veda” il sole. In lontananza intravediamo i pendii sommatali del Peschio delle Ciavole e del Crepacuore, ma la strada è ancora lunga e soprattutto il sentiero ora incomincia a farsi duro: la pendenza aumenta e il fondo umido e scivoloso rendono più faticosa la salita. Alla fine del bosco attraversiamo una zona dove gli alberi, per i forti venti probabilmente, sono esili e contorti per raggiungere poi, dopo lo strappo faticoso nella faggeta, il pendio spoglio del Peschio delle Ciavole dove tra macchie di ginepro ed un paesaggio tipico dell’alta montagna appenninica, incontriamo le prime tracce di neve dura e a tratti vetrata causa il vento costante. Raggiungiamo una sella da dove si vede il Pozzottello con le sue rocce e Campo Catino, verso cui è diretto il sentiero n. 5 che fin qui ci ha condotto. Il panorama è ampio e l’aria tersa ci permette di spaziare con la vista, anche se ammassi di nuvole tendono a coprire le vette del Fanfilli e della Monna attorno a Campo Catino.
 Proseguiamo per cresta, alternando una salita a mezza costa per evitare le raffiche di vento le quali, per fortuna, non sono particolarmente gelide… tuttavia siamo sempre a dicembre! La completa solitudine rende questa silenziosa cavalcata in direzione della vetta particolarmente suggestiva e stimola a riflessioni e pensieri che rimandano a terre lontane battute dai forti venti. Il Crepacuore è ormai vicino, ma purtroppo è coperto dalle nuvole le quali in breve tempo ci avvolgono. Siamo in vetta avvolti dalla nebbia e trascorsa la mezz’ora dedicata alle foto e alle impressioni relative alla salita, riprendiamo la marcia proseguendo lungo la cresta opposta a quella di salita.
Siamo intenzionati, infatti, a seguire un percorso ad anello segnato sulla carta (carta dei sentieri C.A.I. Monti Ernici, 1:25.000), in modo da rendere diversa la discesa a valle. Purtroppo una tale scelta si rivelerà alquanto infelice, poiché nonostante, e lo ripetiamo, fosse presente sulla carta un sentiero segnato, siamo ridiscesi seguendo dei fuori pista nel bosco i quali ci hanno portato a costeggiare il vicino Monte Viglio, per poi seguire una carrareccia diretta a valle. La lunga salita e il sopraggiungere dell’oscurità ci hanno costretto ad accelerare il passo ma la totale assenza di una traccia plausibile successiva alla carrareccia ci hanno costretto, dopo un breve e rapido consulto, a seguire il corso di un fiume secco. La logica, infatti, vuole che seguendolo si ritorni a valle, tendendo presente tuttavia che in una zona nota per le sue cascate sono presenti salti di roccia che necessitano una certa attenzione, specie quando il buio avvolge la natura e l’unica luce è quella di una lampada frontale.
Nonostante la stanchezza dovuta alle tante ore di cammino, l’orientamento e l’istinto ci hanno aiutato a ritrovare una vaga traccia che ci ha ricondotto alle “Scalelle” dove la felicità per aver ritrovato la strada si è presto tramutata nelle classiche risate e battute. Tempo mezz’ora e siamo rientrati alle auto, provati ma contenti per aver vissuto un’esperienza diversa e sicuramente formativa visto che, in casi come questi, la lucidità e la presenza a se stessi sono maggiormente richieste.
In totale, l’escursione al monte Crepacuore ha richiesto 10 ore, le quali ci hanno permesso di conoscere la zona in maniera sicuramente più approfondita ma soprattutto di conoscere noi stessi in un contesto in cui la fatica, il nervosismo, lo scoramento, il freddo e il buio della sera ci hanno messo alla prova. Una notazione finale meritano i sentieri della zona: l’assenza di una segnaletica in montagna da un lato aumenta certamente il wilderness e stimola maggiormente all’avventura, ma la confusione generata da una cattiva gestione può creare problemi seri specie quando le tracce sono presenti sulla carta ma totalmente assenti sul luogo.
Ma forse è anche questo il fascino dell’Appennino….
 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

Detto Sioux

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Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4