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QUEL CANALE CHE NON C’E’

ImageFinalmente una bella giornata di sole dopo alcuni fine settimana all'insegna del maltempo (quello precedente con secchiate d’acqua fino a 2000 metri purtroppo…), nella quale riusciamo ad organizzarci per un bel canale sul Terminillo.

La “montagna dei romani” non delude mai, anche durante quegli inverni un po' strani come questo del 2019, in cui la neve caduta non è tanta e, quindi, il terreno d’avventura è senza fondo, privo di quel fondamentale strato di neve trasformata che garantisce oltre che sicurezza anche un maggiore divertimento.

Ci vediamo presto lungo la via Salaria, considerate le alte temperature previste (anomale per inizio febbraio), e una volta giunti nei pressi del rifugio Sebastiani troviamo un discreto affollamento. Complice una giornata di addestramento del Soccorso alpino, sono tanti gli alpinisti che si dirigono al canale Centrale, all’Orsacchiotta, qualcuno alla Brucchietti, molti altri al Pietrostefani o al canalino nord.

Noi, invece, andiamo verso la parte nascosta, lì dove il canale sembra non esserci: il “Canale che non c’è” per l’appunto, un ripido scivolo valutato AD-, sui 50°/55° con un paio di passaggi che arrivano anche a 75°.


Per la prima parte, una rampa nascosta che sale prima a sinistra e poi fino ad un primo passaggio più verticale da superare verso destra, procediamo slegati e con un po' di fatica, vista la tanta neve da accumulo presente, in cui i ramponi non hanno grande presa: ad ogni passo in avanti ne seguono almeno due a ritroso, il che non è proprio il massimo.

Fortunatamente nel passaggio più ripido troviamo un terreno abbastanza duro e in tranquillità procediamo fino ad attrezzare poco oltre una sosta che ci consentirà di superare in sicurezza il secondo muretto sui 70°/75°. Le condizioni del terreno, un misto di erba gelata e ghiaccio vivo, richiedono passo sicuro e nonostante per assicurarci ci sia veramente poco, visto che i chiodi non tengono nel ghiaccio poco spesso, alla fine sfruttiamo uno spuntone di roccia per una sicura più che altro psicologica. Con discreta rapidità siamo fuori dalle difficoltà e lungo la crestina aerea e panoramica procediamo tranquilli osservando gli altri alpinisti che, come in un assalto degno da film di pirati, scalano i canali in prossimità della cima.

Usciti sulla cresta principale, un po' di vento rinfrescante ci accompagna fino in vetta, mentre osserviamo la Vallonina orlata di inquietanti cornici ed importanti accumuli eolici… non a caso di scialpinisti in giro non se ne vedono.

Qualche foto al panorama sempre meraviglioso che spazia dal Tirreno all’Adriatico e giù veloci in discesa per il canale Centrale, dove gli uomini del Soccorso alpino si stanno addestrando nelle manovre di recupero.

Dopo circa tre ore mezzo siamo nuovamente alle auto, soddisfatti per la bella scalata e pronti per l’immancabile birra. A Pian delle Valli c’è una gran folla in questo sabato di inizio febbraio e fa strano trovare tutta questa gente in un luogo che molte volte dà una certa sensazione di abbandono.

Il clima piacevole, la giornata di sole, la bella scalata e la gente allegra ci fanno ripartire rinfrancati e soddisfatti alla volta di Roma.

Alla prossima avventura. Geo sale!

 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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