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La rinuncia alla vetta

 Luglio 2017 – Monte Rosa

Quota 4400 metri, circa 150 metri dalla vetta della Zumstein, forse meno, è da un po’ che procediamo lentamente, la quota e la distanza già percorsa per salire le altre cime si fanno sentire; manca poco, vediamo chiaramente chi è già arrivato, siamo lì, a due passi.

C’è un tratto roccioso che non conosciamo e sicuramente richiederà attenzione…sono quasi le 10.30, pensiamo alla crepacciata che ci aspetta al ritorno, sicuramente sarà ancora più insidiosa per via del caldo; c’è ancora tanta strada da fare.

Ripensiamo anche a tutta la preparazione fatta nei mesi precedenti e al viaggio per arrivare, e che si, manca veramente poco.

La verità è che nonostante fossimo fermi non riusciamo a recuperare bene, abbiamo le gambe troppo pesanti e ancora il fiato corto per proseguire senza rischi. Decidiamo di tornare indietro.

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Tra i tanti motivi per i quali andiamo in montagna c’è sicuramente la sfida con noi se stessi per un superamento dei propri limiti.

Se non il fine ultimo, la vetta ha un fascino e un’attrazione magnetica innegabile, rappresenta il culmine di ogni escursione o via alpinistica.

Le condizioni ambientali avverse come meteo in peggioramento, ghiaccio in cattive condizioni o rischio valanghe, ore di luce non sufficienti per un rientro in sicurezza, mancanza di attrezzatura idonea per affrontare passaggi delicati non previsti, condizioni psico-fisiche compromesse da stanchezza o infortuni, rappresentano tutte condizioni per le quali è necessaria una presa di coscienza “straordinaria”, che consenta una decisione rapida e senza ripensamenti.

Rinunciare al raggiungimento della vetta è un atto di responsabilità e lucidità importantissimo, per sé e per i propri compagni di cordata. Come la guida o capo cordata non possono mettere a rischio la propria vita e quella degli altri componenti con decisioni avventate, è anche dovere degli altri membri far presente se non sono più nelle condizioni di proseguire, ovvero di poter continuare senza rallentare oltremodo il gruppo.

Un atto di coraggio e rinuncia all’appagamento dell’ego, un freno alla brama ed al desiderio di conquista che potrebbero essere fatali, un gesto “comunitario” opposto a qualsiasi forma di individualismo. A suo modo, quindi, anche questo è un atto rivoluzionario in un mondo egolatrico che ci insegna esattamente il contrario.

Nel tempo ci siamo trovati più volte di fronte a situazioni rischiose, o comunque tali, da richiedere particolare attenzione; tuttavia, nella maggior parte dei casi, il modo di proseguire lo si è trovato.

Allo stesso tempo non abbiamo mai avuto un pentimento quando la decisione è stata quella di rientrare; il pensiero, lo stesso da sempre, è che evidentemente, per qualche motivo, in quella determinata occasione, la montagna non ci ha voluto in cima. Non è un problema, se Dio vuole si ritornerà.

Facciamo nostro e adeguiamo un detto proprio agli ambienti del volo libero: “Meglio stare a valle con la voglia di stare in cima, che stare in cima con la voglia di stare a valle”.

 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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