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Monte Serrone – 1974 slm

28 maggio 2017

 

Sono davvero senza fine questi appennini! Dopo anni di escursionismo scopriamo sempre nuovi ed incantevoli itinerari: questa è la volta del monte Serrone.

ImageIl gruppo come al solito è gagliardo e baldanzoso, composto da giovani e meno giovani, amici nuovi e di vecchia data, che spesso – come oggi – capita di rivedere con grande piacere a distanza di tempo.  L’avventura inizia all’imbocco del vallone di Capo d’Acqua al chilometro 13 della strada che collega San Donato a Sora, ai margini del parco nazionale d’Abruzzo. Per evitare di dover percorrere al ritorno il tragitto dell’andata abbiamo imparato a preferire i più variegati e panoramici percorsi ad anello, occasione che anche questa volta non ci facciamo sfuggire.

ImageProcediamo quindi salendo velocemente il crinale alla sinistra del vallone che declina verso di noi, un tratto iniziale caratterizzato da una mulattiera immersa in una bella faggeta dal fogliame giovane, verde chiaro quasi fluorescente, caratteristico della primavera; la montagna rende in modo totale la percezione del mutare ciclico delle stagioni.

Abbandonata la frescura del bosco e sotto l’ormai cocente sole di fine maggio, si presenta quello che sarà il tratto più impegnativo dell’itinerario ovvero un ripido pendio erboso fino a punta Mazza che raggiungiamo non senza fatica ma con un ritmo costante e senza soste.

Dopo una brevissima pausa per bere proseguiamo per il tratto finale, una lunga cresta quasi pianeggiante con un solo ultimo tratto in salita e in breve siamo in cima al monte Serrone.

La fatica della salita è stata ampiamente ripagata dal paesaggio circostante, riconosciamo intorno a noi montagne anch’esse oggetto di passate escursioni, tra le più vicine possiamo vedere la Meta, il pizzo Deta e il Velino.Image

Infine chiudiamo l’itinerario percorrendo in discesa il vallone di Capo d’Acqua, finalmente nella frescura della sua estesa faggeta che ci accompagnerà fino al parcheggio delle auto e poi il ritorno a Roma non prima di una fresca, meritatissima e bramata birra!

In conclusione, con buona pace degli scientisti, anche oggi una giornata sottratta a questa grigia società che nei suoi dettami materialisti ci vuole uniformare e deformare nell’unico prodotto di cui è capace: l’uomo edonista. In antitesi, attraverso quelli che sono gli elementi naturali, espressione di un superiore ordine sacro, nella montagna riconosciamo un centro ordinatore – e al contempo rivoluzionario – che realizza autenticamente l’Uomo: virtù quali prudenza, giustizia, fortezza e temperanza sono insegnamenti subliminali e trascendenti che la montagna giocoforza instilla.
 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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