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Monte Fammera 1166 m - Monti Aurunci

 23 aprile 2017

I Monti Aurunci sono una catena montuosa scarsamente “gettonata” dagli escursionisti della capitale. Il nostro gruppo escursionistico rientra nella statistica, in effetti solo uno dei ventuno partecipanti all’escursione odierna ne ha già calcato i sentieri e probabilmente solo per il fatto che è nativo di quei luoghi. Ci siamo interrogati, senza trovare una risposta precisa, sul perché in questi anni mai ci sia venuto in mente di andare sugli Aurunci.

ImageIl proverbio cita “meglio tardi che mai” e noi siamo una ennesima conferma della saggezza proverbiale che, a pensarci bene, costituisce una ricchissima tradizione orale di conoscenza, esperienza e sapienza.

Se tutti seguissimo di più i proverbi invece che le stravaganti e spesso perniciose teorie che questi tempi ci dispensano, la società vivrebbe senz’altro un equilibrio più sano e la vita sarebbe certo più serena, più ricca e più allegra.

Dunque tornando ai nostri Monti Aurunci, in una splendida domenica primaverile intendiamo salire Monte Fammera da Selvacava. Si tratta di un dislivello di circa 800 m che inizia al cospetto di una parete rocciosa imponente ed impressionante.

Sui passaggi più addossati alla parete il sentiero fu costruito molto tempo fa con tecniche antiche di lavorazione della pietra. La traccia segue i passaggi degli antichi pastori.

Salendo in quota, il panorama si apre sul versante tirrenico dove la vista, oltrepassando il litorale, raggiunge l’isola di Ischia. Raggiunta la cima troviamo una numerosa ed allegra brigata di paese che è salita dal versante opposto sul pendio meno erto, attraverso dei boschi incantevoli.

ImageA dispetto della quota modesta, la cima offre una vista maestosa sulla Valle del Liri ad est fino agli appennini e sul mare ad Ovest.

In cima ci concediamo una sosta più lunga del solito. Durante e dopo il pranzo c’è chi conversa amabilmente, chi fuma un buon sigaro, chi fa fotografie, chi manda messaggi ai propri cari ……e chi schiaccia un pisolino.

Il tempo passa e noi assaporiamo questi momenti di gioioso star bene con noi stessi e con gli altri.

 

Il ritorno segue un altro sentiero che scende attraverso un bosco ancora coperto di muschi e ciclamini. Il sole che filtra attraverso le fronde crea una luce meravigliosa. Credo in effetti che la meraviglia abbia fatto capolino nei cuori di parecchi di noi.

ImageProseguiamo sul sentiero che, purtroppo, è in stato di abbandono da anni. La traccia è a tratti incerta, in alcuni punti le pietre lavorate e posizionate con tanta fatica dai mastri locali sono smosse e coperte di vegetazione incolta.

La discesa quindi è leggermente disagevole in alcuni punti e ci si chiede come sia possibile che, con l’abbondanza di mezzi e tecniche fornite dal cosiddetto progresso, oggi non si riesca ad assicurare la manutenzione minima di opere che hanno sfidato il tempo. Evidentemente i fiumi di denaro pubblico si perdono in tanti altri rivoli, magari a finanziare corsi di propaganda gender dissimulato da iniziative antibullismo omofobo.

Rientrati alle auto, tranne per i pochi che hanno impegni incombenti nella capitale, scatta la sosta birra in una posto locale. Veniamo guidati dal nostro amico di zona in una trattoria di Esperia. E di nuovo il buon umore regna sovrano, specie quando alle birre si aggiungono piatti di pastasciutta e carbonara preparati magistralmente dalle signore della cucina che non hanno fatto un piega seppur l’orario fosse ancora pomeridiano.

Poiché siamo ad Esperia, che fu il primo dei paesi brutalizzati dalle truppe marocchine al seguito dei “liberatori” nel 1944, in mezzo a tanto buon umore, viene quindi naturale un pensiero raccolto e commosso rivolto alla memoria delle migliaia di donne violentate ed ai loro cari uccisi nel tentativo di difenderle.

Si sappia che fu concesso, in premio alle truppe africane del corpo di spedizione francese, un periodo di carta bianca per fare bottino e godere della vittoria. Tale fu la ferocia di stupri e saccheggi che il comando alleato decise di ritirare questi soldati dal fronte e reimbarcarli per

l’Africa, temendo ciò che sarebbe potuto accadere se le loro prodezze si fossero replicate a Roma prossima ad essere conquistata.

In questi luoghi si è consumata una tragedia gigantesca, raccontata in un romanzo da Moravia che da queste parti si trovava sfollato. Una tragedia troppo grande per essere occultata. Anche il cinema se ne occupò negli anni cinquanta in un film con Sofia Loren. Troppo grande per essere occultata, ma già dimenticata dai più. Non dimenticata però dalle popolazioni locali a giudicare dalle iniziative promosse nella ricorrenza del 25 aprile volte alla memoria di quei terribili fatti di violenza e sangue dono dei “liberatori”.

In questi territori si ebbe, a seguito di queste violenze una recrudescenza epidemica di malattie sessuali come la sifilide e la gonorrea di cui molti di questi soldati erano affetti. Le povere donne ed i non pochi uomini brutalizzati (ad Esperia, anche il parroco ottantenne morì di violenza sessuale) quindi dovettero patire per anni le conseguenze di questa violenza selvaggia.

Il ricordo e l’ omaggio a chi, civile ed inerme, ha subito questi orrori, era doveroso. Alla loro memoria dedichiamo tutti i sorrisi, le risate e la gioia di questa bella escursione domenicale. Le montagne sono muti testimoni, noi senza retorica, rendiamo a queste donne sfortunate tutto l’onore che ferocemente fu loro tolto.

A presto monti Aurunci!   Qui tutte le foto!

 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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