Calore
 


L’esaurimento da calore
 
L’esaurimento da calore (spossatezza o collasso da calore) rappresenta la più comune delle sindromi da calore e si verifica tipicamente per un’esposizione prolungata al sole o ad alte temperature ambientali, in particolare in soggetti che stanno effettuando dell’attività fisica. L’esaurimento consiste in una condizione di malessere più o meno grave che spazia da una sensazione di debolezza e spossatezza generalizzata allo svenimento. Durante la fase di malessere generale possono essere presenti vertigini, mal di testa, nausea e vomito, agitazione. Lo svenimento è in genere preceduto da una fase in cui si osservano un aumento della respirazione e della frequenza cardiaca, cute pallida, fredda e sudata e pupille dilatate, tutti segni di un’attivazione del sistema nervoso simpatico che tende ad opporsi al calo della pressione arteriosa, responsabile dello svenimento. Lo svenimento (collasso o sincope da calore) è in genere di breve durata e si risolve spontaneamente o con il sollevamento degli arti inferiori. La temperatura corporea non supera i 41°C (misurazione rettale). L’esaurimento da calore dipende principalmente da un’importante perdita di liquidi e sali corporei secondaria ad un’eccessiva sudorazione. Il calore corporeo tende ad aumentare durante un’esposizione prolungata al sole o a temperature ambientali elevate, così come durante l’attività fisica, ma poiché la temperatura corporea deve essere mantenuta il più possibile costante, l’organismo attiva prontamente i meccanismi preposti alla dispersione del calore (meccanismi di termodispersione): irraggiamento, convezione, conduzione e sudorazione. Uno dei meccanismi di termodispersione più efficienti è costituito dalla sudorazione, che però comporta una perdita di acqua e dei sali in essa contenuti (per lo più sodio e cloro, i costituenti del comune sale da cucina), perdita che può raggiungere valori considerevoli, e in genere sottovalutati. Basti pensare che un soggetto normale può arrivare a perdere un litro di sudore all’ora, mentre in un soggetto acclimatato alle alte temperature ambientali questo valore può toccare addirittura i 4 litri orari! Inoltre, con l’aumentare della temperatura ambientale la cessione di calore per mezzo dei meccanismi d’irraggiamento, convezione e conduzione diminuisce, fino a cessare quando la differenza tra la temperatura del corpo e quella esterna si equivalgono. In questi casi la sudorazione rimane l’unico mezzo per disperdere il calore e raggiunge i valori più elevati.
Condizioni di elevata umidità e scarsa ventilazione ambientale diminuiscono l’evaporazione del sudore diminuendone il potere termodispersivo (il passaggio dalla fase liquida a quella gassosa comporta infatti una grande cessione di calore); di conseguenza, a parità di calore da disperdere sarà necessario un maggior volume di sudore. I principali fattori che favoriscono l’insorgenza dell’esaurimento da calore sono quindi: una prolungata esposizione al sole e/o ad elevate temperature ambientali. Scarsa introduzione di acqua e sali minerali nei giorni precedenti e durante l’esposizione. Abbigliamento non adeguato (troppo pesante e/o poco traspirante e/o poco isolante dal calore ambientale). Elevata umidità (superiore al 60-70 %) e scarsa ventilazione ambientale. L’attività fisica aumentando la produzione di calore dell’organismo incrementa ulteriormente la sudorazione e favorisce l’esaurimento da calore. Bisogna inoltre ricordare che le persone anziane, i bambini ed i soggetti malati presentano un maggior rischio di sviluppo di patologie da calore. La prevenzione consiste quindi nell’evitare di esporsi eccessivamente al sole, in particolare durante giornate calde, umide e poco ventilate e senza un abbigliamento adeguato; nel mantenere un’adeguata idratazione prima e durante l’esposizione (bere piccole quantità di liquidi ma frequentemente; prediligere soluzioni con sali minerali e zuccheri; ricordarsi che la comparsa della sete indica che si è già disidratati); nel limitare l’attività fisica, in particolare nelle ore più calde della giornata (dalle 11 alle 14) e nel programmare la stessa in base alle proprie capacità ed allenamento. Il trattamento dell’esaurimento da calore dipende dalla durata dell’esposizione e dalla conseguente entità della sudorazione e della perdita di liquidi. Il primo soccorso di un soggetto colto da esaurimento da calore, consiste nel portarlo in un posto fresco e ventilato, togliergli gli indumenti più pesanti e farlo distendere, alzandogli prontamente le gambe (dopo aver allentato eventuali cinture) se compaiono i sintomi di uno svenimento imminente. In caso di impossibilità a trovare un riparo può essere protetto con l’apposito telo alluminizzato. Quindi bisogna provvedere ad un’adeguata integrazione dei liquidi e dei sali minerali persi (per esempio: acqua con zucchero e 1 grammo per litro di sale da cucina; bere acqua e assumere alimenti salati e frutta; o, meglio, assumere apposite soluzioni reidratanti). La presenza di piccole quantità di carboidrati semplici a rapido assorbimento (glucosio, saccarosio, maltosio, maltodestrine e amidi solubili) migliora l’assorbimento dell’acqua stessa. Assolutamente vietate bevande alcoliche. Se i sintomi non si risolvono o tendono a peggiorare allertare i soccorsi organizzati. L’esaurimento da calore deve essere distinto dal ben più grave colpo di calore in cui per un’insufficienza dei meccanismi di termodispersione la temperatura corporea inizia a salire superando i valori limite oltre i quali si possono determinare gravi danni sul sistema nervoso centrale e su altri organi corporei. In questa condizione vi sono tipicamente condizioni neurologiche più gravi (alterazioni del linguaggio, allucinazioni, delirio, convulsioni, coma; un eventuale “svenimento” è quindi più grave e non tende a risolversi) e la temperatura corporea è superiore a 41°C (misurazione rettale). Il colpo di calore si verifica più raramente e colpisce in genere o individui giovani che si sottopongono a sforzi estremi (atleti in gara) o soggetti anziani e/o malati in cui i meccanismi di termoregolazione sono compromessi. Il colpo di calore costituisce un’emergenza medica e richiede un trattamento immediato. Quindi, nel dubbio allertare i soccorsi organizzati.

 

Note:
1 L'atmosfera in alta montagna, a causa della bassa concentrazione di pulviscolo e dello spessore inferiore, filtra molto meno i raggi solari. Basti pensare che ad una quota di 3500 m il sole viene filtrato ben 2 volte meno che sul livello del mare. Inoltre, la neve o il ghiaccio riflettono molto i raggi del sole sul corpo umano e per evitare dolorose scottature è indispensabile utilizzare le creme di protezione solare, anche se il cielo è parzialmente coperto perché le radiazioni vengono solo attenuate dalle nuvole. Nel caso in cui si attraversi o si sosti su un terreno innevato è importante usare gli occhiali da sole per evitare l'abbagliamento provocato dal riflesso della luce sulla neve. Se prolungato infatti, può creare irritazioni o danni anche molto seri agli occhi (oftalmia).


(L’articolo riportato è stato pubblicato sul sito www.montagna.org,
a firma del Dott. Luca Barcella - Commissione Medica CAI Bergamo)



 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4