Mal di Montagna
 

Riepilogo dei sintomi e delle tipologie
Provando quindi a sintetizzare i diversi sintomi e quadri clinici, abbiamo:
1. mal di montagna acuto  (usualmente abbreviato a AMS da Acute Mountain Sickness), compare dopo circa 6-12 ore e può permanere anche per due e tre giorni (salvo che il soggetto non rientri a quote più basse prima). E' caratterizzato da mal di testa, nausea, vomito e debolezza muscolare. Colpisce il 25% delle persone che salgono in alta quota utilizzando mezzi che consentano la salita veloce ed è la forma clinica più comune e benigna tra le patologie correlate all’esposizione all’ipossia ipobarica .
2. mal di montagna subacuto, si riscontra in alpinisti che hanno trascorso un lungo periodo ad alta quota e non si sono acclimatati. I sintomi sono stanchezza fisica e mentale, mal di testa, senso di peso toracico con fame di aria, insonnia, mancanza di appetito, dimagrimento, colorito cianotico e frequenti perdite di sangue dal naso. L’evoluzione di questa forma di mal di montagna è rappresentata dalla scomparsa dei sintomi o dal passaggio alla forma cronica.
3. mal di montagna cronico, è caratterizzato da sintomi simili alla forma subacuta ma più accentuati.
4. l'edema cerebrale  è invece un accumulo di liquido interstiziale tra tessuti dell'encefalo, che provoca una crescente compressione e un'ipertensione all'interno del cranio. I sintomi dell'edema cerebrale d'alta quota sono estremo affaticamento, conati di vomito e, a volte, un violento mal di testa sul quale le aspirine non hanno effetto. Il soggetto perde la lucidità e l'equilibrio, fino ad entrare in coma. Ai sintomi di edema cerebrale va prestata la massima attenzione, perchè non è detto che si verifichino tutti insieme. A volte, si limitano ad una forte stanchezza e a disturbi dell'equilibrio o del comportamento. A livello internazionale, viene identificato con la sigla HACE (High Altitude Cerebral Edema).
5. l’edema polmonare compare dopo circa quattro giorni, in persone che sono salite rapidamente ai 4000 metri di quota. La sintomatologia, caratterizzata da cianosi, tosse stizzosa, dolori al torace, difficoltà di respirazione e emissione di un secreto schiumoso e rosato per la presenza di sangue (espettorato rosato), è legata alla presenza di liquidi negli alveoli che provoca un'acuta insufficienza respiratoria e aumento della frequenza cardiaca che può anche portare al collasso cardiocircolatorio. I sintomi dell'edema polmonare d'alta quota, come dicevamo, sono la sensazione di soffocamento e il bruciore durante la respirazione. Il soggetto presenta alcuni sintomi di cianosi (labbra e orecchie diventano blu) e la saliva è schiumosa, a volte rosata. A volte, si presenta sottoforma di tosse secca, inducendo a pensare ad una bronchite. Di solito l’edema polmonare viene durante la notte che segue ad una giornata di sforzi intensi. A livello internazionale, viene identificato con la sigla HAPE (High Altitude Pulmonary Edema).

Dall'edema si può guarire, ma in entrambi i casi l'urgenza è massima. Il soggetto deve essere immediatamente portato a quota più bassa o messo in camera iperbarica. Anche alcuni farmaci possono essere d'aiuto (per esempio, i corticosteroidi) ma devono essere somministrati sotto stretto controllo medico.

Come prevenire il mal di montagna 
Se, come abbiamo visto finora, a scatenare il mal di montagna sono sostanzialmente il dislivello percorso, la quota raggiunta, il tempo di permanenza e la predisposizione individuale, per ridurre al minimo il rischio di contrarla possono essere adottate tre regole di base, fermo restando quanto già detto in relazione all’acclimatamento. Di questo problema si è occupata la "International Society for Mountain Medicine", un’associazione che annovera scienziati, alpinisti-scienziati e medici sportivi che si dedicano principalmente all’alta quota e tra i vari suggerimenti riassumiamo:
1. Non salire troppo in fretta e troppo in alto;
Si tratta di una precauzione importantissima soprattutto quando l'acclimatazione non è ancora sviluppata, come all'inizio del soggiorno in quota.  Oltre i 3.500 metri si dovrebbero affrontare, al massimo, dislivelli medi di 400 metri al giorno. Se questa soglia viene superata, l'ideale sarebbe di ridurre il dislivello percorso nel giorno successivo. Molti adottano l'ascensione con un dislivello in salita magari più elevato ma seguito da una discesa che riporta, per il pernottamento, ad una quota più bassa anche se superiore a quella di partenza. Nel caso di ascesa ad una vetta, quindi, potrebbe convenire attrezzare la via e ridiscendere a dormire ad un campo inferiore. Può essere un metodo utile, a patto che non preveda uno sforzo troppo elevato: l'eccessivo affaticamento espone ad un maggior rischio di mal di montagna . Il suggerimento di procedere adagio e non avvicinarsi ai propri limiti è assolutamente fondamentale: infatti la casistica correla la gravità delle complicazioni all’entità dello sforzo fisico sostenuto. 
2. Salire in alto per acclimatarsi;
E' necessario programmare il periodo di acclimatazione sulla base della quota massima che si deve raggiungere. Il fisico, infatti, deve abituarsi gradatamente alla carenza di ossigeno che aumenta man mano che si sale. E’ particolarmente importante la quota a cui viene posto il campo base, dove l'acclimatazione viene perfezionata, e la sua distanza dalla vetta: deve essere abbastanza alto da preparare il corpo allo stato di ipossia in cui si troverà nei giorni successivi. E’ per questo motivo che i campi base delle spedizioni sugli ottomila si trovano sempre tra i 4800 e i 5200 metri di quota, e mai più in basso: sarebbero inefficaci.
3. Non restare in alto troppo a lungo;
Nonostante l'uomo sia in grado di adattarsi a situazioni estreme, non è fatto per vivere in alta quota. Oltre i 5500 metri, il corpo umano perde muscolatura, peso e neuroni. Di solito, la fase di acclimatamento nella quale il fisico è adattato alla quota e ancora in grado di dare prestazioni elevate non dura più di quattro settimane. Poi il degrado diventa inesorabile. Questo degrado è tanto più veloce e intenso quanto più vengono compiuti sforzi intensi e quanto più tempo si resta o si dorme in quota. Inoltre, si consideri che il livello di nutrizione ad alta quota è sempre inferiore all'energia spesa. Il tempo di permanenza in quota, quindi, è da ridurre al minimo indispensabile, soprattutto se ci si trova nella cosiddetta zona della morte (death zone) .

Dato che il ritmo dell'acclimatazione è comunque una cosa soggettiva, è necessario prestare attenzione ai segnali del proprio fisico anche se si seguono i consigli sopraccitati. Una buona acclimatazione è provata da buon appetito, sonno tranquillo e nessun mal di testa .


FONTI:
www.montagna.org, www.ministerosalute.it, www.benessere.com,
www.monterosa4000.it, www.sicurezzainmontagna.it, www.inalto.org

 



 
< Prec.   Pros. >

"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

Detto Sioux

Fascicolo

Fascicolo

Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4