Mal di Montagna

MAL DI MONTAGNA (MANCANO LE NOTE)

Cos’è il mal di montagna
Con questo termine ci si riferisce ad una complessa sintomatologia che può verificarsi in chi si spinge in alta quota. Esso trae origine da un cattivo acclimatamento all'altitudine che può essere, in parte, controllato. La patologia può colpire sia chi sale rapidamente e soggiorna ad un’altitudine superiore ai 2500 metri sul livello del mare, sia coloro che direttamente in aereo, raggiungono località poste ad alta quota, esempio la Paz (circa 4000 metri sul livello del mare), Lhasa (3650 m. s.l.m.) o Cusco (3360 m. s.l.m.).
All’origine del mal di montagna vi è il mancato adattamento all’altitudine, in altre parole la non acclimatazione ad una ridotta pressione parziale di ossigeno (PpO2).
Oltrepassati i 3.000 metri si raggiunge quella che generalmente è definita "alta quota" e la PpO2 diminuisce a livelli tali che un’acclimatazione non correttamente eseguita può comportare gravi rischi per la salute, come è ben noto a coloro che praticano ascensioni in quota . La risposta all’alta quota generalmente è soggettiva e chiunque può essere vittima del mal di montagna  e ciò deve quindi consigliare delle salite ancora più prudenti. Il problema nasce soprattutto per la respirazione che, salendo, fino a superare i 4.000 metri, diventa sempre più difficoltosa. Questo fenomeno, definito ipossia, implica l'adattamento dell'organismo a questa nuova condizione ambientale ed è definito acclimatamento.

L'acclimatazione in montagna e l’ipossia
Dopo Messner le cose sono cambiate, in quanto i pionieri dell'Himalaya utilizzavano l'ossigeno a partire dai 7000 m, tranne rari casi come l'inglese Norton, che compì nel 1924 un tentativo sulla nord dell'Everest fino a 8500 m. e Herman Buhl che salì in vetta al Nanga Parbat nel 1953. Essi ci riuscirono, “semplicemente” perché si acclimatarano.
L'acclimatamento è una messa in opera complessa dell'organismo che permette all'uomo di sopperire alle carenze di ossigeno causate dalla differenza di pressione e a tutte le difficoltà connesse. Una mutazione che tocca anche la psiche in quanto l'alta quota è veramente un mondo a parte. Acclimatarsi è abituarsi all'altitudine e questo deve essere fatto in modo naturale. Nel giro di poche ore (più o meno 6), a 3000 m. l'organismo fabbrica molti più globuli rossi, i veicoli dell'ossigeno. Allo stesso tempo il cuore e i polmoni trovano un altro ritmo: i batti aumentano di intensità e la respirazione pure. Sopraggiungono pure delle modifiche al sistema ormonale e dei cambiamenti sul piano dei tessuti muscolari e adiposi. Ma non solo; altri fenomeni arrivano a complicare questo adattamento ad un universo invivibile.
Alla diminuzione di pressione si accompagna naturalmente una proporzionale diminuzione della pressione dell’ossigeno presente nell’aria, che per altro mantiene inalterato il suo valore in percentuale (circa il 21 % della pressione totale). L’organismo umano entro certi limiti è in grado di adattarsi a queste variazioni allo scopo di limitarne le conseguenze:
-Adattamento respiratorio: aumenta la profondità del respiro e della frequenza degli atti respiratori (iperventilazione). E’ un riflesso indirettamente provocato dall’ipossia e ha lo scopo di rinnovare più rapidamente l’aria a disposizione dei polmoni. Dopo qualche giorno di acclimatazione l’iperventilazione diminuisce, man mano che gli altri meccanismi di adattamento permettono una migliore utilizzazione dell’ossigeno disponibile.
-Adattamento del sangue: se il soggiorno ad altezze elevate si protrae per qualche settimana, aumenta il numero di globuli rossi nel sangue allo scopo di favorire il trasporto di ossigeno.
Adattamento cardiaco: il cuore nei primi giorni (ad una quota superiore ai 1000 metri) aumenta la propria portata, pompa cioè una quantità di sangue maggiore, per stabilizzarsi successivamente a livelli di portata un poco minori, ma sempre superiori a quelli osservati al livello del mare. Solo ad altezze molto elevate (oltre 3500-4500 metri), si osserva una diminuzione della portata cardiaca.
Nei primi giorni di quota, il sistema di trasporto dell’ossigeno nell’organismo non ha la sua efficacia abituale. Ciò si traduce in una diminuzione della capacità di sforzo che può essere considerevole soprattutto se il soggetto è stato trasportato rapidamente in alta quota. L’acclimatazione, per alcuni giorni senza eccessivi sforzi, permette quindi un graduale ritorno dell’organismo ad uno stato vicino alla norma. Rimane tuttavia una diminuzione dello sforzo massimale, dovute a cause sia muscolari - metaboliche sia cardiache.
Accanto a queste alterazioni funzionali, vi sono talvolta nel soggiorno in alta montagna modificazioni della funzione psichica, come difficoltà di concentrazione, turbe della memoria e alterazioni dell’umore, che vanno da uno stato di lieve euforia sino alla depressione. Questi sintomi hanno in genere una regressione spontanea nel giro di qualche giorno. Col progredire dell’altezza raggiunta (oltre i 3000-3500 metri), si fa più frequente uno stato di depressione e apatia, con diminuita efficienza psichica e alterazioni del ciclo sonno-veglia.
Tutto ciò è però variabile da individuo a individuo ed è condizionato da numerosi altri fattori come il clima, l’isolamento, eventuali situazioni di pericolo ecc.
I soggetti sani, in quota (al di sopra dei 2500-3000), manifestano modeste alterazioni funzionali come il senso di palpitazione e di affanno. Queste alterazioni sono tanto più nette quanto più i cambiamenti di altezza sono importanti e rapidi, senza cioè periodo di acclimatazione. Il soggetto affetto da mal di montagna, si lamenta di sensazione di malessere generale o astenia intensa, cefalea, nausea e vomito, vertigini, modificazioni della personalità (irritabilità o abulia).
Generalmente, si comincia a parlare di ipossia sopra i 3500 metri anche se la sintomatologia è molto variabile tra i soggetti e questo riflette la diversa suscettibilità individuale. Ciò però deve essere Tuttavia quasi tutti accusano qualche sintomo se ci si spinge verso i 5000 metri. I primi mutamenti evidenti sono l'accelerazione della respirazione e del battito cardiaco, inoltre l'organismo adegua la produzione dei globuli rossi, aumentandone la quantità, così da inviare più ossigeno, mediante la circolazione, ai muscoli e al cervello. Questo processo però non avviene immediatamente e neppure in tempi brevi. E’ questo il motivo per cui viene sempre consigliato un buon acclimatamento per favorire i mutamenti dell'organismo senza fastidiosi sintomi. Ne soffre circa il 50% degli alpinisti che salgono oltre i 4.000 metri. Se pensiamo ad un’ascensione al Monte Bianco, sappiamo che essa richiederà due giorni con un pernottamento alle soglie dei 3000 metri e pertanto, la permanenza in alta quota sarà breve e, sebbene i sintomi del mal di montagna siano piuttosto comuni al di sopra dei 4000 m, sono estremamente rare le complicazioni gravi .
Il mal di montagna, inoltre, si accentua con lo sforzo fisico ed, in alcuni casi, anche con particolari condizioni meteo (freddo, vento, sole forte). Per quanto riguarda lo sforzo fisico è bene essere allenati. Infatti un buon allenamento, anche se non elimina il disagio dovuto all'ipossia, aiuta ad affrontare la salita con minore sforzo e quindi l'affaticamento non diventerà causa scatenante del "mal di montagna". Per attenuare, invece, gli effetti derivanti da particolari ma non rare condizioni meteo, è bene avere un appropriato abbigliamento. Ad esempio, in caso di sole o vento forti è utile indossare il cappello; con freddo intenso è bene tenere il busto ben coperto e non lasciare mai raffreddare le mani; camminando sul ghiacciaio sono indispensabili la crema protettiva e gli occhiali, anche con il cielo coperto.
Il “mal di montagna” si manifesta solitamente con persistente mal di testa (con inefficacia quasi totale degli analgesici), nausea, eccessivo affaticamento, scarso equilibrio, inappetenza, diminuzione della quantità di urina, insonnia, debolezza e ridotta forza muscolare. Di solito, questi sintomi si presentano circa 4-8 ore dopo l'arrivo in quota  e  per limitarli, e quindi allontanare il più possibile il rischio di entrare nella fase pericolosa del "mal di montagna" (edema polmonare, edema cerebrale), è importante bere tanta acqua o the, non bere alcolici, non assumere sonniferi o altri medicinali (a parte il generico analgesico o la classica Aspirina, o anche l’aglio sembrerebbe funzionare), non agitarsi od alterarsi, respirare profondamente e lentamente, alimentarsi con sostanze facilmente digeribili. Un consiglio è quello di bere del caffé o altre bevande, non fredde, contenenti caffeina: forse sarà a scapito del sonno ma alcuni sintomi fastidiosi, come il mal di testa, si attenueranno. Importante, molto importante è non assumere mai medicinali, inclusi gli analgesici, con le bevande sopra citate. In genere la prima notte in quota non si dovrebbe mai passarla soli o troppo lontani dai compagni ed è più frequente che il mal di testa insorga al mattino, meno dopo i pasti. Può capitare che dei respiri profondi possano alleviarlo, ma se non cede neppure all'Aspirina meglio ridiscendere. Non è stupido neppure dormire con la testa sollevata. Infine, l'imperativo è quello di bere molto e cercare di urinare altrettanto abbondantemente. Il problema è però capire quando un leggero mal di testa o delle vertigini, possono sfociare in edema. Secondo quanto riportato da esperienze in alta quota, è capitato che alcuni si sentano complessati a dover confessare i propri mali in alta quota, preferendoli tenerseli per sè e arrivando a creare delle situazioni estremamente pericolose. Capita spesso che degli escursionisti muoiano durante la notte nelle proprie tende semplicemente perché non osano, o si vergognano, confessare i propri mali . Nel momento in cui mal di testa, insonnia e nausea si presentano in forma grave, e si aggiungono affaticamento eccessivo, diminuzione delle urine o difficoltà a respirare anche mentre si riposa, siamo di fronte ad una forma grave di mal di montagna, che potrebbe anche degenerare, come dicevamo, in edema polmonare o edema cerebrale. In questi casi, diventa obbligatoria la discesa se non addirittura la camera iperbarica . 



 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

Detto Sioux

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Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4