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Una passeggiata solitaria sulle Dolomiti del Brenta

ImagePrima di partire per Molveno, mi sono posto come obiettivo una sana passeggiata per qualche sentiero della zona.
Certamente in cuor mio speravo di trovare un compagno di viaggio, meglio se del posto, così da poter stare più sicuro e tranquillo. Arrivato in albergo, chiedo subito informazioni in merito, ma purtroppo durante la stagione invernale non organizzano nulla.
Senza perdermi d'animo, mi rivolgo presso l'ufficio turistico del paese per farmi dare una cartina dei sentieri, chiedendo anche informazioni su quali di questi siano più fattibili nel periodo invernale.
Decido di percorrere quello che da Molveno conduce al Rifugio Croz dell'Altissimo, a circa 1.500 metri, posto subito sotto l’omonima vetta. I tempi di percorrenza sono di circa 2 ore, con un dislivello non molto impegnativo di almeno 500 mt.
Passata la serata con un po’ di apprensione, perché è la prima volta che intraprendo un’escursione in solitaria, eccoci pronti a partire, di mattina presto, dopo una buona colazione.
Il cielo limpido e l'aria frizzante mi danno fiducia, mentre il sentiero, fin da subito, presenta una discreta salita nel bosco. L’apprensione della sera prima gradualmente lascia il posto al piacere di camminare in perfetta solitudine nel tipico bosco trentino, dagli inconfondibili colori e profumi di conifera, così come ad una maggiore attenzione e consapevolezza della strada che sto percorrendo.
ImageSuperato il bosco, il sentiero incastonato tra le forme rocciose della parete sud-ovest della Cima Croz (una parete di 900 metri, tra le più alte e impressionanti delle Dolomiti di Brenta, dove nel 900 si misero alla prova i più forti e impavidi scalatori del tempo…), diventa più dolce. Il panorama è mozzafiato: cime severe che formano un anello, incombono sulla valle al cui interno passa un ruscello dalle acque congelate.

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Ascesa al Monte Cervia, 12 gennaio 2020
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Domenica 12 gennaio è una bella giornata di sole come ormai accade da quasi un mese. Se da una parte questo clima ci permetterà di godere appieno di questa escursione e dei bellissimi panorami, dall’altra ci fa strano non doverci portare ghette, ciaspole o sci, perché in tutte le montagne laziali ed abruzzesi la neve ancora è un miraggio.
Ci svegliamo di mattina presto mentre fuori ancora è buio e l’aria abbastanza freddina. L’appuntamento è a Paganico Sabino, paese in provincia di Rieti da cui partono diversi percorsi per arrivare alla vetta del Monte Cervia, meta di questa giornata, all’interno della Riserva Naturale Monte Navegna e Cervia. Arriviamo verso le 9 in un paese praticamente deserto, dove anche trovare un bar aperto sembra impossibile ma, finalmente, dopo un caffè e per qualcuno una colazione più abbondante, verso le 9.30 siamo pronti per iniziare il nostro cammino.
Non siamo in molti, purtroppo l’influenza di stagione ha portato ad alcune defezioni dell’ultimo minuto, ma siamo tutti ben contenti di vivere ancora una volta un’esperienza lontano dalle nostre città e dalle dinamiche di ogni giorno e stare per qualche ora in una dimensione che rigenera gli occhi e la mente.
Il sentiero parte dai campi sportivi del paese, seguendo l’itinerario detto degli “Scaluni”, una specie di “direttissima” al monte Cervia. Dopo poco più di 1 km imbocchiamo a sinistra e rapidamente saliamo all’interno della pineta, lungo il versante occidentale della montagna. Il sentiero è segnato molto bene, ed un plauso va al lavoro ben svolto dai guardiaparco della riserva (ogni tanto va sottolineato…).
Per chi scrive, nuovamente in gruppo dopo un periodo di assenza, i primi attimi sono sempre un po’ difficili perché bisogna prendere il passo, scadenzare il ritmo, calibrare il fiato, momenti in cui viene richiesta un po' più di concentrazione, anche se la fatica che si prova è piacevole ed i compagni di salita sono pronti a sostenerti ed incitarti.
Il percorso sale ancora e giunti alla località denominata "Scaluni", iniziamo a godere di un panorama spettacolare sul lago del Turano, con i suoi borghi medievali, quali Colle di Tora ed Ascrea, arroccati sugli speroni rocciosi. Non lontano si vede la catena dei monti Lucretili, un po' più distante il profilo inconfondibile del monte Soratte, quasi di fronte alla nostra vista il gruppo del Terminillo. Tempo di una breve pausa per bere e riprendere fiato, che la salita riprende in direzione della vetta. In meno di mezz’ora siamo in cresta e, di lì a poco, raggiungiamo con un ultimo strappo la grande croce di legno posta sui 1.438 metri di altezza della cima.

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Escursione sui Picchi di Aielli (AQ)

La montagna, per chi la concepisca non come la ricerca del record o come semplice sport, ma come simbolo e strumento di un percorso interiore, non significa solo escursioni in gruppo, più o meno impegnative, dirette alla vetta di un monte. Esistono altri modi per viverla, altrettanto formativi.
Uno di questi è quello dell’escursione in solitaria o anche della semplice camminata, purché vissuta con una certa disposizione. Andare da soli in montagna implica infatti maggior attenzione e preparazione: quante volte, infatti, senza neanche rendercene conto, ci affidiamo a chi nel gruppo è più esperto di noi, senza neppure domandarci in che direzione stiamo andando? Da soli, non ci sono margini per errori o distrazioni.
Inoltre, frequentare in solitudine luoghi di montagna permette di dedicarsi in modo pieno a dei momenti di riflessione, concentrazione o anche semplice ascolto della natura che ci circonda. Troppo spesso, anche inoltrati nei boschi d’alta quota, non ci leviamo dalla testa pensieri, preoccupazioni, o anche semplicemente il rumore o la musica che ci assilla in città. Andare in montagna non basta a trarre da essa beneficio: occorre approcciarvisi con apertura, cercando di liberare la mente ed entrare in simbiosi con l’ambiente circostante, il vento, gli alberi, gli uccelli.
ImageÈ con questo proposito che una mattina, sfruttando le festività natalizie, siamo andati, la fedele amica a quattro zampe Mera ed io, ai picchi di Aielli, in provincia dell’Aquila. Raggiunta Castel Paganica, nella piana di Montereale e lasciata la macchina sulla strada che sale per il Monte Mozzano, una paziente camminata su strada sterrata, dopo un paio di tornanti, ci ha portato alla croce di Aielli, che segna 1179 metri. La giornata è fredda, ma il sole splende basso sull’altipiano, incontrastato da alcuna nuvola.
Seguendo un sentiero, si sale su un poggio prima di arrivare ad una piccola cresta che porta agevolmente ai due picchi gemelli di Aielli, dove anticamente, la memoria popolare racconta, sorgeva un torrione di avvistamento. Pur essendo in quota relativamente bassa, lo sguardo si estende indefinitamente in ogni direzione, dal Gran Sasso al Terminillo, dal Lago di Campotosto ad Amatrice, dai Monti della Laga ai Sibillini, disegnando idealmente quel cuore dell’Italia martoriato dai sismi degli ultimi dieci anni.

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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4