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Escursione sui Picchi di Aielli (AQ)

La montagna, per chi la concepisca non come la ricerca del record o come semplice sport, ma come simbolo e strumento di un percorso interiore, non significa solo escursioni in gruppo, più o meno impegnative, dirette alla vetta di un monte. Esistono altri modi per viverla, altrettanto formativi.
Uno di questi è quello dell’escursione in solitaria o anche della semplice camminata, purché vissuta con una certa disposizione. Andare da soli in montagna implica infatti maggior attenzione e preparazione: quante volte, infatti, senza neanche rendercene conto, ci affidiamo a chi nel gruppo è più esperto di noi, senza neppure domandarci in che direzione stiamo andando? Da soli, non ci sono margini per errori o distrazioni.
Inoltre, frequentare in solitudine luoghi di montagna permette di dedicarsi in modo pieno a dei momenti di riflessione, concentrazione o anche semplice ascolto della natura che ci circonda. Troppo spesso, anche inoltrati nei boschi d’alta quota, non ci leviamo dalla testa pensieri, preoccupazioni, o anche semplicemente il rumore o la musica che ci assilla in città. Andare in montagna non basta a trarre da essa beneficio: occorre approcciarvisi con apertura, cercando di liberare la mente ed entrare in simbiosi con l’ambiente circostante, il vento, gli alberi, gli uccelli.
ImageÈ con questo proposito che una mattina, sfruttando le festività natalizie, siamo andati, la fedele amica a quattro zampe Mera ed io, ai picchi di Aielli, in provincia dell’Aquila. Raggiunta Castel Paganica, nella piana di Montereale e lasciata la macchina sulla strada che sale per il Monte Mozzano, una paziente camminata su strada sterrata, dopo un paio di tornanti, ci ha portato alla croce di Aielli, che segna 1179 metri. La giornata è fredda, ma il sole splende basso sull’altipiano, incontrastato da alcuna nuvola.
Seguendo un sentiero, si sale su un poggio prima di arrivare ad una piccola cresta che porta agevolmente ai due picchi gemelli di Aielli, dove anticamente, la memoria popolare racconta, sorgeva un torrione di avvistamento. Pur essendo in quota relativamente bassa, lo sguardo si estende indefinitamente in ogni direzione, dal Gran Sasso al Terminillo, dal Lago di Campotosto ad Amatrice, dai Monti della Laga ai Sibillini, disegnando idealmente quel cuore dell’Italia martoriato dai sismi degli ultimi dieci anni.

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ESCURSIONE DOMENICA 12.01.2020

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Costone della Cerasa – 10.11.2019 – recensione
ImageCi ritroviamo, come al solito, di buon mattino, pronti a raggiungere il punto di partenza per l’escursione di novembre. Stavolta abbiamo scelto lo splendido scenario dei Piani di Pezza all’interno del Parco del Sirente Velino.

Veniamo da una settimana di piogge e se ne prospetta ancora un’altra di maltempo, ma fortunatamente oggi non sono previste precipitazioni in zona, solo nuvole e una temperatura “frizzantina” di pochi gradi sopra lo zero. Zaino in spalla e si parte!

La nostra meta è il Costone della Cerasa, 2119 metri slm, da raggiungere attraverso un sentiero noto soprattutto agli amanti dello scialpinismo.
Lasciate le auto nei pressi del rifugio del Lupo, percorriamo, tra cavalli selvatici e bovini, il tratto iniziale della piana per poi piegare sulla nostra destra e inoltrarci nel bosco dove inizia la vera e propria salita.

La pendenza è sempre dolce ma, nonostante la direzione sia chiara, dobbiamo fare attenzione per restare sul sentiero e non infilarci nella fitta vegetazione, visto che i segnali non sono molti e sono poco evidenti.

Percorriamo il bosco, il cui paesaggio, con un innevamento più abbondante di quanto ci aspettassimo, è suggestivo e tipicamente invernale, con i centimetri di neve che aumentano salendo di quota.

ImageUsciamo sull’ampia cresta che porta in cima al Costone e, dopo poco più di due ore di cammino, eccoci in vetta completamente avvolti nella nebbia, con un vento forte che alimenta la sensazione di freddo.
Con una visuale così scarsa non ce la sentiamo di proseguire oltre per completare l’anello e, dopo la classica foto di vetta, riscendiamo per la via di salita.

In meno di due ore, con molto calma e dopo aver mangiato qualcosa, rientriamo al rifugio (chiuso), felici per questa anteprima di inverno che, ci auguriamo, sia di buon auspicio per le uscite della stagione.

In effetti ci siamo, piccozze e ramponi vanno tirati fuori dall’armadio.

 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4